Il Sigillo di Lucifero, uno dei sigilli più celebri del moderno panorama esoterico, ci è tramandato dalla letteratura dei grimori, in particolare dal Grimorium Verum. Da dove viene? Cosa significa? Cosa sappiamo della sua storia e del suo simbolismo? E soprattutto siamo sicuri che quello del Grimorium Verum sia l’unico Sigillo di Lucifero?
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Il Grimorium Verum e gli altri testimoni
Nella tradizione manoscritta e a stampa del Grimorium Verum1 si può trovare un glifo indicato come Sigillo di Lucifero.

Il Grimorium Verum riporta poi una serie di spiriti coi relativi caratteri magici. Quelli di Lucifero sono questi:

Censendo rapidamente la letteratura magica si possono trovare innumerevoli varianti del Sigillo di Lucifero. Ne riporto alcune a titolo di curiosità.
La prima proviene dalla tradizione manoscritta dei grimori ed è estratta da Le Véritable Dragon Rouge2. Si notino i caratteri identici a quelli del Grimorium Verum.

La seconda proviene da un grimorio della tradizione faustiana3.

I due sigilli della terza variante provengono dal Ms. 89 sup. 38 della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze4.

Tuttavia – come detto – generalmente oggi si tende ad indicare come Sigillo di Lucifero quello tramandato dalla tradizione del Grimorium Verum già riprodotto in apertura.

È copto? O deriva dagli alfabeti magici?
Negli anni si è speculato tanto sulla natura di questo sigillo. Anni fa nel tentativo di decifrarne il significato individuai delle corrispondenze con i caratteri dell’alfabeto copto5 ma la pista, benché promettente, fu poi abbandonata per palese incompatibilità.
Piuttosto la base sulla quale sembra essere costruito il sigillo ricorda alcuni caratteri lunari o zodiacali di origine araba traditi da una considerevole varietà di alfabeti magici. Per esempio il sigillo della quinta6 mansione lunare associata a Virgo (lettera ج, ĝ dell’elfabeto arabo) ricorda molto il Sigillo di Lucifero.
Oppure vi è quello della ق, ventunesima mansione7 dell’alfabeto detto nabateo (lettera q), sostanzialmente identico al precedente.

Nella tradizione manoscritta dei grimori si trovano molti esempi che potrebbero ricordare il Sigillo come reso dal Grimorium Verum. È il caso del secondo dei caratteri della Luna riportati dal Ms. 1524 della Bibliothèque Nationale de France8.

Negli alfabeti magici potremmo rinvenire moltissimi altri caratteri somiglianti o praticamente identici al Sigillo di Lucifero. Ne riporto due per curiosità. Il primo è tratto dall’Alfabeto detto Caldeo-Babilonese 15 e rappresenta la lettera P; il secondo è tratto dall’Alfabeto Celeste di Salomone ed è la lettera S9.

Non è completamente da scartale l’ipotesi che vuole il Sigillo costruito sulla base del simbolo geomantico di Fortuna Major, come si può desumere dal nome uno dei simboli più fortunati nella divinazione geomantica. I motivi per cui questa pista andrebbe sondata sono principlamente due:
- I sigilli geomantici sono costuiti sulla proporzione umana pur non rappresentando in senso stretto l’uomo; la parte superiore è detta testa, la successiva collo, segue il corpo e infine le gambe. Che un simbolo costruito sulla base delle proprozioni umane sia alla base di un sigillo che richiama un’energia venusiana, tendenzialmente un’energia molto prossima all’uomo, alla natura e all’abbondanza, è una suggestione molto affascinante.
- Il sigillo di Fortuna Major, come detto, è uno dei migliori tra i sigilli geomantici. La fortuna, spesso quella economica e in particolare quella legata alla ricerca dei tesori nascosti, è un tòpos ricorrente della letteratura dei grimori.

No, è un numero!
Una pista di decifrazione numerologica è stata tentata anni fa su internet. Secondo alcuni ricercatori indipendenti il sigillo rappresenterebbe il numero 15 in quanto risultato della fusione dei numeri romani X e V. Pur non abbracciando completamente l’ipotesi ritengo che la decodificazione alla luce dei numeri romani sia potenzialmente (e parzialmente) corretta.
Ma chi era costui?
Sappiamo che la figura di Lucifero discende dalla figura mitologica di Phōsphóros (Φωσφόρος) o anche Eosforo (Ἑωσφόρος). In origine Phōsphóros era la divinità greca che personificava la luce del mattino e che si manifestava come Stella del Mattino. La controparte di Phōsphóros era Hèsperos, la Stella della Sera. Entrambi potevano essere associati al pianeta Venere. Secondo alcuni astrologi più antichi Phōsphóros ed Hèsperos personificavano Venere (Stella del Mattino) e Mercurio (Stella della Sera). In seguito alla scoperta del fatto che le due stelle sono in realtà due manifestazioni del pianeta Venere, le due figure vennero definitivamente assimilate in una. Pare che la scoperta sia da attribuire a Pitagora10.
Già nella mitologia romana Phōsphóros ed Hèsperos erano identificati in una singola divinità che prese il nome di Lucifer, inteso come Portatore di Luce11.
In generale però l’epiteto di Portatore di Luce, appunto Lucifero, fu adoperato per molte altre divinità.
Venere
L’Associazione tra Venere e il numero 5 (V in numeri romani) potrebbe derivare dall’osservazione del ciclo sinodico del pianeta. Venere è un pianeta interno o inferiore, cioè più prossimo al Sole rispetto alla Terra12. Il pianeta compie la sua rivoluzione attorno al Sole in 224 giorni, 16 ore e 50 minuti13. Questo periodo tuttavia è riferito alla sola relazione Sole–Venere e non tiene conto del punto di osservazione della Terra. Secondo la prospettiva terrestre da una congiunzione con il Sole a quella successiva Venere impiega circa 584 giorni ovvero 19 mesi14. Questo significa che dal punto di vista della Terra Sole e Venere si incontrano una volta ogni anno e mezza circa.
Inoltre Venere ha un’orbita interna più piccola rispetto a quella terrestre e quindi si può congiungere al Sole in due modi differenti: una volta mentre è retrograda, questo allineamento prende il nome di congiunzione inferiore (Venere è più vicina alla Terra ed è al perigeo15), e una volta quando è diretta e veloce; questo allineamento prende il nome di congiunzione superiore, ovvero quando Venere si trova sempre allineata alla Terra, ma dall’altra parte rispetto al Sole ed è all’apogeo16.

Le due congiunzioni identificano anche le cosiddette fasi di Venere: nella congiunzione inferiore si parla di Venere Nuova e nel caso di quella superiore si parla di Venere Piena.
Durante il ciclo sinodico completo (otto anni terrestri )Venere compie cinque 5 periodi sinodici o orbitali. Unendosi nei punti di congiunzione inferiore con il Sole forma il disegno di una stella a cinque punte (o Pentacolo o Pentagramma). Questa stella è detta Pentagramma di Venere. Si tratta di un simbolo di profonda elevazione spirituale.
Questo transito è conosciuto anche con il nome di Bacio di Venere. L’intero percorso del transito di Venere osservato dalla Terra, ricorda un fiore, per la precisione una rosa a cinque petali.
Ben prima di Phōsphóros, nell’Antico Vicino Oriente, la Stella del Mattino era identificata quale ipostasi della gran parte delle divinità femminili, da Iside a Ištar (tutte peraltro associate al pianeta Venere e alla rosa). In particolare la déa Ištar appare in alcuni testi dotata di una sorta di androginia e rappresentata sia come Stella del Mattino sia come controparte mascolina, Stella Serotina (spesso chiamata Išara; alcune volte compare dotate di barba).
Nel periodo più tardo si identificò la Stella Serotina con Nabû (Mercurio), dio della scrittura e della saggezza17. Una tesi dell’assiriologo Giuseppe Furlani è interessante benché secondo la gran parte del mondo accademico improbabile. Furlani dice che il nome della dea Ištar, se fosse di origine sumerica, potrebbe derivare da Iš (sum. URRU), cioè luce e tar, decidere, decretare. Con allusione alla facoltà sessuale. Se però, avverte l’Autore, leggessimo URRU col significato di donare, Ištar sarebbe, in linea con la sua identificazione con la Stella del Mattino, Colei che dona o Porta la Luce, Lucifero18.
Inoltre, in quanto figlia del dio lunare Šin (ZU.EN) la déa era associata al numero 15 (la Luna infatti era significata dal numero 3019).
L’idea di una Venere ambigua (anche sessualmente) avrebbe attraversato i secoli partendo dall’Ištar babilonese fino all’Afrodite greca20 passando, ovviamente, per la figura di Phōsphóros.

Il simbolo di Venere nella tradizione magica e alchemica dell’Occidente si lega indissolubilmente a quello di Mercurio (e a molti atri glifi come l’ankh egizio21).
A Venere corrisponde il rame, un metallo molto duttile, che tende facilmente ad assumere ogni forma. II simbolo alchemico, una croce sormontata da un cerchio, deriva dall’ideogramma asiatico che simboleggia la donna, formato da una linea che sormonta un cerchio; la successiva aggiunta di una linea trasversale che simboleggia le braccia forma la croce e determinerà sia l’ideogramma di Venere che la croce ansata egizia (fig. 1 / 2). Questo ideogramma allude a un’operazione da fare nel mondo-materia per affinare le qualità spirituali: Venere è l’aspetto pandemio dell’ani- ma che si incarna nella materia. La stessa figura con la croce posta sopra il cerchio diventa invece il simbolo dell’Antimonio alchemico (fig. 4), l’Acqua celeste, e mostra la qualità di Venere-Urania in relazione. con l’ideogramma della Vergine, la Regina Cœli (fig. 3). Divenuta celeste grazie alla sua assunzione, la Donna manifesta affinità con la Venere Urania o con la babilonese lštar, considerata genitrice delle forme ideali o degli archetipi secondo i quali viene creata ogni cosa. Quando alla croce sormontata da un cerchio si aggiunge sopra la mezzaluna abbiamo invece il simbolo del Mercurio (fig.6) che, tramite il Fuoco-Ariete, si trasforma nel Mercurio dei Filosofi (fig.5). In un tempo remoto, l’uomo che scrutava in silenzio il cielo stellato fu impressionato dalla lucentezza di Ve- nere. I Babilonesi la chiamavano Helel ben Shahar22, che significa Alba. È la Venere mattutina. A seconda delle sue fasi l’astro è visibile fino a tre ore dopo il tramonto, ed è la Venere vespertina o Stella della Sera, e prima del sorgere del Sole, in questo caso è la Venere Mattutina o Stella del Mattino. E tuttavia Venere Mattutina,annunciatrice del Sole, è anche Luciferina, in analogia Lucifero, Lucifer, Portatore di Luce23.

Analizzare dettagliatamente il mito medievale di Venere con la sua trasformazione da déa dell’amore a demone lussurioso richiederebbe un ulteriorie lungo contributo. Basti per ora sapere che dalla Tarda Antichità fino al Basso Medioevo la figura di Venere, nel frattempo identificata con Phōsphóros/Lucifero, fu ritenuta anche in virtù del suo legame con le energie della sessualità un demone lascivo e tentatore24.

Gli ingredienti per il nostro sigillo ci sono quasi tutti: abbiamo quindi una déa – talvolta – ambigua sessualmente associata ad un pianeta annunciatore di luce. Il qual pianeta durante il suo ciclo sinodico si allontana cinque volte dal Sole toccando cinque punti (stazioni) differenti fino a formare un ideale pentacolo. Se a ciò aggiungiamo la demonizzazione della Grande Madre e delle antiche divinità, come Phōsphóros, ad opera del Cristianesimo il quadro inizia a farsi più chiaro.
In sostanza il Sigillo potrebbe compendiare in sé gli attributi della Grande Déa del Mondo Antico attraverso il suo simbolismo astrologico (venusiano) e numerologico (il 15).
Numeri, coppe e quadrati magici
Torniamo per un attimo sulla decifrazione del simbolo basata sui numeri romani: potremo vedere nel Sigillo la lettera V (5) ripetuta due volte a significare le fasi di Venere (Nuova-inferiore e Piena-superiore) in relazione al Sole (la X).
Oppure potremmo vedere nei 5 (V) un simbolismo legato alla reduplicazione del numero 15 (numero associata alla déa e alla sua dualità) e la X come un carattere legato alla Luna, la loro fusione potrebbe rendere un simbolo simile a quello del sigillo lunare riportato sopra.
Se lo interpretassimo così il Sigillo starebbe a significare il moto di Venere in relazione all’Universo (sia che la X centrale rappresenti il Sole che la Luna. L’uno infatti è latore di vita e portatore di luce per il creato. L’altra messaggero degli influssi celesti sotto forma di radiis, raggi luminosi. Di nuovo torna il concetto di luce).

Sul profondo significato simbolico del numero 15 riporto quanto scritto da Carl Endres25:
Anche il quindici è un numero lunare e rappresenta addirittura il culmine della potenza lunare. Il suo significato mistico-aritmetico deriva dalla somma dei numeri da uno a cinque (1+2+3+4+5=15) e dal fatto che è il prodotto di due numeri sacri, cinque e tre. Quindici è anche uno dei numeri sacri di Ištar (forse inteso come un quinto26 di sessanta (sic!), il numero del supremo didel cielo); l’antica Ninive, poiché era dedicata a questa déa, aveva quindici porte. Quindici erano anche i sacerdoti di Ištar. Forse il significato del quindici è giunto da qui nell’antica Roma, dove il quindecemviri, un gruppo composto da quindici uomini eletti, controllava i libri delle Sibille. Anche i quindici segreti della corona di rose dipendono dall’antico numero cinque, numero di Ištar-Venere-Maria. L’Antico Testamento calcola quindici generazioni israelitiche da Abramo a Salomone, e di nuovo quindici da Salomone all’accecato Sedecia: si tratta forse del residuo di un antico culto lunare, per cui Salomone, il re con il potere supremo, corrisponderebbe alla luna. Il quindici occupa un ruolo importante in uno dei più frequenti quadrati magici, il quale, basato sul sacro cinque, dà sempre come somma quindici. Sebbene questo quadrato, secondo la leggenda, sia di origine cinese, e possibile metterlo in relazione alla stella a otto punte di Ištar; così facendo anche la somma delle diagonali dà quindici. Quindici è il numero più importante nella danza liturgica taoista, il passo dello yü’: le sue nove fasi ovvero stazioni ripropongono esattamente la struttura di questo quadrato magico27.

Nel moderno occultismo gli elementi grafici del Sigillo sono stati identificati attraverso specifiche peculiarità. Complessivamente il Sigillo appare simile a un calice. Secondo l’interpretazione più accreditata questo calice rappresenta la creazione, l’oscurità fertile del grembo della Terra (e allegoricamente del Sé). Ciò anche in relazione al fatto che Lucifero significa Portatore di Luce e pertanto il Sigillo rapprersenterebbe un’ascesa dalla teneba (ignoranza) alla luce (sapienza).
Secondo altre scuole di pensiero la lettera V simboleggia le dualità: uomo/donna, luce/buio e così via. La X sopra il Sigillo indicherebbe il potere di integrare e trascendere tali dualità.
Alcuni vedono nel disegno un triangolo rovesciato intersecato con una X, questo rappresenterebbe l’Elisir della Sapienza (Gnosi). L’associazione con il concetto di elisir viene dalla forma triangolare rovesciata (coppa), simbolo dell’elemento acqua.
Alcuni occultisti moderni affermano che il Sigillo deriva da una base matematica resa dal quadrato magico nove per nove. È possibile che questa interpretazione si basi più sulle linee che uniscono le posizioni dei numeri nel quadrato e sulla centralità del numero 5 piuttosto che su calcoli matematici.

Si dice anche che il Sigillo quando sia colorato di blu o viola rappresenti Lucifero mentre se colorato di rosso o arancio rappresenti Satana.
I concetti filosofici associati al Sigillo di Lucifero dai moderni occultisti sono: libertà e indipendenza secondo alcune scuole di pensiero; luce/saggezza secondo altre; e secondo altre ancora creazione/esistenza/potere.
Di nuovo il Grimorium Verum
Non si ha invece una decifrazione sicura degli altri due simboli presenti nella pagina del Grimorium Verum. Secondo alcune scuole di pensiero il sigillo triangolare rappresenterebbe l’azione del magus nel mondo, secondo altri rappresenterebbe la discesa dello spirito nella materia. I due simboli in alto ricordano le fasi della Luna, Signora della Notte. Infine l’occhio al centro del triangolo è l’Occhio di Lucifero28 mentre i due occhi sotto sarebbero gli Occhi dell’Adepto. Il sifgillo sembra trasuare gocce, forse la sapienza che dall’occhio del divino giunge all’adepto. Un piccolo cerchio circondato da gocce potrebbe rappresentare il concetto di terzo occhio, la visualizzazione.

Tutti gli occhi sono dotati di un cerchio centrale allegoria del Sé ma anche simbolo del centro fisico dell’Evocazione (il cerchio magico) attraverso cui lo Spirito si manifesta.

L’altro simbolo, una sorta di nuvola, è direttamente correlato all’uso dei primi due e del cerchio. Rappresenta l’Ombra dell’Adepto, o il corpo astrale che, secondo la leggenda, ha la facoltà di recarsi al Sabba degli Stregoni. L’Ombra Astrale è un veicolo attraverso il quale si possono ricevere iniziazioni spirituali. L’iniziato può modellarla in qualsiasi forma gli piaccia per riflettere meglio le qualità della propria essenza più autentica. L’occhio qui è un guardiano galleggiante, come fosse un occhio della mente. Il suo utilizzo è profondamente legato alle pratiche oniriche e di visualizzazione.
Il cerchio, infine, rappresenterebbe lo spazio fisico della chiamata, il cerchio magico dell’evocazione.

Oriente e occidente
Un manoscritto conservato in Polonia e probabilmente coevo del Grimorium Verum, la Clavicula Solomons de Secretis (metà del XVIII secolo), riprende il Sigillo come tradito dal grimorio ma vi aggiunge alcuni dettagli importanti.
Anzitutto riporta due sigilli, uno per l’Europa e uno per l’Asia. Mentre quello asiatico ricorda molto quello del Grimorium Verum ma aggiunge due ovali laterali nella parte alta, quello europeo aggiunge una sorta di lemnisca o otto orizzontale nella parte inferiore (o di nuovo l’ombra dell’adepto come sopra?) Entrambi riportano nella parte centrale un piccolo Sole che ricorda anche i due occhi dei quali ho già parlato sopra. Il fatto che vi siano due sigilli non deve sorprendere; il Grimorium Verum afferma che Lucifero regna in Europa e Asia, Belzebù in Africa ed Elestor (Astaroth) in America. Sostanzialmente. ognuno dei dignitari dell’Inferno è reggente di una parte del mondo fisico.

Durante la stesura di questo articolo ho trovato molte altre varianti di sigilli – più o meno compositi – atti a chiamare, evocare, addirittura costringere il Principe delle Tenebre. Non si tratta di sigilli in senso stretto ma piuttosto di quadrati magici, amuleti e altro materiale da adoperare in fase rituale. Pertanto non attinente al fine dell’articolo.
Si può concludere che il Sigillo di Lucifero come testimoniato dalla tradizione dei grimori è un simbolo che ha:
- Connotazioni astrali espresse attraverso il simbolismo venusiano e l’uso probabile di caratteri magici e astrologici forse di derivazione araba.
- Un significato numerologico in quanto rimanda al numero 15, numero associato alla Grande Déa fin dall’Antichità e, in seguito, al Diavolo (si prenda per esempio la tradizione marsigliese del Tarocco)
- Forse un lontano eco geomantico sia in virtù della costruzione antropomorfa delle figure geomantiche sia in virtù dell’essere un’energia da sempre presente nell’esperienza umana (culto della Stella del Mattino, Lucifero visto quale depositario di un sapere gnostico ecc.)
- È un sigillo associato a precise aree del mondo, ovvero Asia e Europa.
Lascerei da parte le speculazioni in merito al significato della coppa (per quanto sia attinente al senso di un sigillo energeticamente affine alla Grande Déa) e quello del quadrato magico.
Ulteriori sentieri
Piuttosto a conclusione di questo contributo mi sento di poter affermare che forse il sigillo per come tramandato dal Grimorium Verum più che il Sigillo di Lucifero è un Sigillo di Lucifero, magari appartenente ad una particolare tradizione magica oppure semplicemente quello che ha avuto più fiortuna nel tempo. Anche perché di sigilli di Lucifero ne esistono un’infinità (alcuni esempi sono stati dati in apertura) ed è ovviamente impossibile discernere il grano dal loglio. A conclusione, e per stimolare il lettore, ne riporto un altro – corredato di note originali – proveniente da un piccolo libro pubblicato nel 2002 nella collana La Gaia Scienza da EDAAT FRAMAR.

Il Nome: Lucifer, il Portatore di Luce.
La Voce: Yaaahhhhhhhhhhhhhhh!
La Forma: Un giovane bellissimo, biondo, androgino. Talvolta si presenta nudo, beffardo.
Il Simbolo: la Corona – l’Aquila – il Lupo.
I Poteri: custodisce la chiave maggiore di tutti i segreti; ha pieno comando su tutte le cose create e increate; domina i venti, fa ruotare o fermare il sole; instilla l’amore; dona la gloria e la sapienza; apre tutte le porte, elargisce ricchezze.
L’Arma: la Spada – il Fallo.
La Cifra: 99929.

Bibliografia
- Anonimo,Grimorium Verum, il libro del Diavolo, Fanucci, Roma 1983
- Anonimo, Gran Grimoire, Fanucci, Roma 1981
- Anonimo, Il Gran Grimoire, Brancato, Roma senza data ma anni ’80 del XX secolo
- Pierluca Pierini R., Magia Segreta, 8 Voll., Rebis, Viareggio 2001-2014
- Arthur Edward Waite, Il Libro della Magia Cerimoniale, a cura di Pierluca Pierini R., Rebis, Viareggio 2004
- Sebastiano Fusco (a cura di), La Chiave di Salomone, Venexia, Roma 2005 e 20222
- Sortilegium, volume 1 e 2, a cura di Andrea Pellegrino, Libraio Editore, Milano 2024 e 2025
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- Florence Gall, Jean-Patrice Boudet, Laurence, Moulinier-Brogi, Vedrai Mirabilia, un libro di magia del Quattrocento, Viella, Roma 2017
- Mark B. Jackson, Alfabeti occulti, scritture e cifrari della tradizione magica occidentale, Hermes Edizioni, Roma 2025
- Nicola Serafini, La dea Ecate, una protettrice dalla quale proteggersi, Aracne, Roma 2015
- Paolo Tranchina, Maria Pia Teodori, Afrodite, Storia e Psicologia di un mito, Magi Edizioni, Firenze 2011
- Attilio Brilli, Venere seduttrice. Incanti e turbamenti del viaggiatore, Il Mulino, Bologna 2022
- Francesca Pacini, La Ruota degli Dei. Il simbolismo astrologico: dai princìpi metafisici alla discesa nel tempo, Simmetria, Roma 2004
- Francesco Pomponio, Nabû, il culto e la figura di un dio del Pantheon babilonese ed assiro, Istituto di Studi del Vicino Oriente, Roma 1978
- Hugo Winckler, La cultura spirituale di Babilonia, Editori Riuniti, Roma 2004
- Franz Carl Enders, Dizionario dei Numeri. Storia, simbologia, allegoria, Red Edizioni, Milano 2006
- Giuseppe Furlani, La Religione Babilonese-Assira, Vol. 1 Le Divinità; Vol. VI della Storia delle Religioni a cura di Raffaele Pettazzoni, Zanichelli, Bologna 1929
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- Il Grimorium Verum è un testo di magia operativa. Secondo alcuni studiosi il Grimorium Verum deriva del Gran Grimoire; altri invece affermano che il secondo derivi dal primo. Altri ancora afefrmano che il grimorio deriverebbe da Il Dragon Rouge ma questo è improbabile in quanto il Dragon Rouge sembra essere posteriore. Il Grimorium Verum pretende di essere stato scritto nel 1517 ma più probabilmente risale al XVIII-XIX secolo.
- Le Véritable Dragon rouge, followed by La poule noire, Ms. N.C.1, Bibliothèque cantonale jurassienne.
- D. J. Fausti practicirter Geister Zwang, wodurch er die Geister bezwungen etc., Cod.mag.140, Universitäts-bibliothek Leipzig, Deutschland.
- Riprodotti in Claude Lacouteux, Il Libro dei Grimori, Venexia, Venexia, Roma 2023, pag. 73.
- L’alfabeto copto è basato sull’alfabeto greco, cui sono stati aggiunti sette segni della scrittura demotica per trascrivere altrettanti suoni non esistenti in greco; si tratta del primo alfabeto completo di vocali utilizzato per la lingua egiziana. In considerazione dell’elevata variabilità tra i dialetti e i sotto-dialetti copti, esistono diverse varianti dell’alfabeto copto.
- Terza secondo l’ordine alfabetico.
- Diciannovesima secondo l’ordine alfabetico.
- Cfr. Florence Gall, Jean-Patrice Boudet, Laurence, Moulinier-Brogi, Vedrai Mirabilia, un libro di magia del Quattrocento, Viella, Roma 2017 pag. 296. Il manoscritto è un testimone privilegiato in quanto è un compendio di precedenti scritti raccolti e tradotti da un anonimo compilatore di area lombarda ad uso – probabilmente – di un signore locale.
- Per questi ed altri alfabeti cfr. Mark B. Jackson, Alfabeti occulti, scritture e cifrari della tradizione magica occidentale, Hermes Edizioni, Roma 2025.
- Samo, tra il 580 a. C. e il 570 a. C. – Metaponto, 495 a. C. circa.
- Lucĭfer portatore di luce, comp. di lux lucis, luce, e di un der. di ferre portare. Si tenga presente che l’epiteto di Phōsphóros era associato anche ad Ecate; cfr. Serafini, La dea Ecate, una protettrice dalla quale proteggersi, Aracne, Roma 2015.
- Così come Mercurio.
- Periodo orbitale.
- Periodo sinodico o orbitale.
- Il punto più vicino alla Terra nell’orbita descritta da qualsiasi astro o pianeta.
- Il punto più lontano alla Terra nell’orbita descritta da qualsiasi astro o pianeta
- Cfr. Francesco Pomponio, Nabû, il culto e la figura di un dio del Pantheon babilonese ed assiro, Istituto di Studi del Vicino Oriente, Roma 1978.
- Cfr. Giuseppe Furlani, La Religione Babilonese-Assira, Vol. 1 Le Divinità; Vol. VI della Storia delle Religioni a cura di Raffaele Pettazzoni, Zanichelli, Bologna 1929, p. 170.
- Cfr. Hugo Winckler, La cultura spirituale di Babilonia, Editori Riuniti, Roma 2004.
- Sui tratti androgini e demonici di Afrodite cfr. Paolo Tranchina, Maria Pia Teodori, Afrodite, Storia e Psicologia di un Mito, Magi Edizioni, Firenze 2011.
- L’ankh, è un antico e sacro simbolo egizio che essenzialmente simboleggia la vita. Gli dèi sono spesso raffigurati con un ankh in mano, o portato al gomito, oppure sul petto. In funzione di geroglifico l’ankh, oltre che significare vita, assume diverse sfumature, in base al contesto in cui è inserito, sebbene sempre con caratteri mistici e religiosi. Il simbolo può ricordare anche il glifo della déa nella sua ipostasi della Tanit fenicia.
- La Dea Shahar era in realtà di origine ugaritica; compare nella Bibbia in Isaia 14: 12-15, anch’essa associata a Lucifero dalla Vulgata.
- Francesca Pacini, La Ruota degli Dei. Il simbolismo astrologico: dai princìpi metafisici alla discesa nel tempo, Simmetria, Roma 2004 p. 254-255.
- Per le connotazioni demoniache della figura di Venere dalla Tarda Antichità al Rinascimento cfr. Attilio Brilli, Venere seduttrice. Incanti e turbamenti del viaggiatore, Il Mulino, Bologna 2022.
- 1878, Monaco di Baviera, Germania – 1954, Basilea, Svizzera
- Credo sia un refuso, 15 di fatto è la quarta parte di 60.
- Franz Carl Enders, Dizionario dei Numeri. Storia, simbologia, allegoria, Red Edizioni, Milano 2006, p. 196-198.
- Con la colorazione rosso/arancio di Satana.
- Merlinus, La Guida Infernale, EDAAT FRAMAR, Città di castello 2002.
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