Il declino della Chiesa è sotto gli occhi di tutti e forse dopo due millenni si avvicina davvero l’apocalisse. Si badi bene, la “loro” apocalisse: il cedimento definitivo dell’istituzione Chiesa. Lo diceva già Ratzinger qualche decennio fa, quando prevedeva una Chiesa cattolica di minoranza, poco influente nella scelte politiche, socialmente irrilevante, umiliata e costretta a “ripartire dalle origini”.
Già, le origini.
Quando il cristianesimo conviveva con il paganesimo; quando era una via spirituale al pari di tante altre in un mondo nel quale panteismo e sincretismo religioso erano l’ossatura del credo. E dei culti. Sia di quelli ufficiali che dei culti misterici, poliadi o domestici. Prima delle celebri persecuzioni. Un termine, questo, che porta alla mente una lunga scia di sangue, martiri e lotte di rivendicazione. Nerone, Domiziano, Diocleziano e Galerio furono tra i principali persecutori dei cristiani ma, avvertono gli storici, il racconto delle persecuzioni si deve ridimensionare molto.
Indice dei contenuti
- Sincretismi religiosi
- Ortodossia, eresia e canone
- Roma: le ragioni della persecuzione
- Il vero motivo
- I critici del Cristianesimo
- Celso
- Porfirio
- La versione di Celso
- Il vero padre di Gesù
- La dottrina dell’Avversario
- La confutazione di Porfirio
- Le altre voci
- Marco Cornelio Frontone
- Svetonio
- Paganesimo o cristianesimo?
- Bibliografia
Sincretismi religiosi
In realtà nessuno tra i pagani – tanto meno a Roma – avrebbe avuto ragione di votarsi a squartare, massacrare, o trucidare i cristiani. E anzi sappiamo bene come proprio l’Impero Romano fosse caratterizzato da una vaga idea di tolleranza verso l’esperienza religiosa. Di fatto i romani promuovevano una certa idea di sincretismo religioso, in particolare nei confronti delle popolazioni sottomesse purché queste riconoscessero la superiorità del pantheon romano.
Quest’ultima affermazione origina una considerazione importante: se possiamo parlare di pantheon romano (costruito o meno su contaminazioni elleniche, egizie o etrusche, ma questa è un’altra storia) non è invece possibile parlare di religione romana né tanto meno pagana.
Il temine “paganesimo” è un’invenzione cristiana che, come “giudaismo”, designa un sistema dottrinale e un’ortodossia, così come è concepita dalla religione cristiana. Gli storici moderni hanno definito la religione pagana essenzialmente come un complesso di atti di culto. È una definizione visibilmente calzante. I pagani celebravano dei riti ma non professavano alcun credo o dottrina. Eseguivano precisi atti di culto, soprattutto offrendo vittime animali ai loro dèi, ma non erano tenuti a professare verità rivelate nel forte senso cristiano del termine.
Robin Lane Fox, Pagani e cristiani
L’affermazione apre il grande affresco che lo storico Robin Lane Fox ha dedicato alla convivenza di paganesimo e cristianesimo1. Ma lo stesso Fox in seguito (Capitolo Quarto, in particolare pag. 153-173) corregge la definizione aggiungendo che il paganesimo può essere certamente considerato un complesso di atti cultuali e tuttavia derivati da un substrato mitico, persino poetico – con reminescenze omeriche per ciò che concerne il mondo greco – e filosofico. In questo complesso crogiuolo di credenze aveva larga parte il contatto diretto con la Divinità, in particolare mediante la sentenza oracolare del Dio – alla pratica profetica erano consacrati molti celeberrimi santuari, in particolare quelli dell’area greca e mediorietale: Delfi, Mileto e Claros – o la pratica dell’incubazione (oniromanzia).
Gli storici hanno tardato a restituire questa vita notturna a quegli uomini di cui studiano la carriera amministrativa. Al cader della notte, costoro riconquistavano il perduto ideale della Feacia e il passato preomerico. Se non teniamo conto di queste notturne visioni divine, riduciamo la religiosità pagana a un «paganesimo» di atti cultuali, ravvivato unicamente da culti personali che facevano appello alle emozioni, rendendo «nuovi» coloro che li praticavano2.
Ortodossia, eresia e canone
In particolare l’incubazione era una sorta di dialogo diretto con la sfera del Divino che non filtrava l’esperienza mistica attraverso una visione ortodossa ma piuttosto intima, pertanto ne seguiva che l’autorità sacerdotale non interferisse in maniera incisiva con l’esperienza onirica del fedele tramite la dottrina di un magistero.
Di contro chi ne beneficiava [scil. dell’incubazione] non prendeva posizione contro l’autorità né pretendeva di essere più esperto dei capi delle sue città circa il modo di compiacere gli dèi3. Proprio in virtù di questa equilibrata commistione di credo ufficiali – ma sarebbe più giusto parlare di pantheon ufficiali – e di esperienze intime i pagani potevano vivere l’esperienza religiosa attraverso una sconcertante quantità di alternative4 scrive Lane Fox.
Come detto ciò non originava scismi né – di contro – portava le classi sacerdotali a dichiarare eretica la visione del singolo fedele (o delle associazioni dedite a pratiche cultuali). Nell’Antichità la parola αἵρεσις, hairesis, indicava una scuola di pensiero, non una dottrina falsa e perniciosa. Si riferiva alle dottrine di diverse scuole filosofiche e talvolta anche alle scuole mediche5. Insomma, nella visione del mondo pagana di fatto non si canonizzò mai una vera e propria versione ortodossa del credo religioso. Tra i pagani, il contrario di “eterodossia” non era l'”ortodossia” bensì l'”omodossia”, che significava l’accordo, ricorda Lane Fox6.
È pur vero che sempre stando a quanto scritto da Lane Fox soltanto in concomitanza col sorgere del cristianesimo il paganesimo iniziava a mutare; iniziavano a circolare opere teologiche come gli Oracoli Caldaici o magiche come i Papiri Magici. Il mutamento fu inoltre promosso dalla circolazione di opere di importanti filosofi (Plotino e Giamblico in primis) e soprattutto grazie alla grande tradizione delle sentenze oracolari delle divinità – per esempio nei già ricordati santuari di Delfi, Mileto, Claros e Didima. Proprio mentre il cristianesimo muoveva i primi passi – afferma Lane Fox – anche il paganesimo stava sviluppando un suo corpus sapienziale7.
Anche in concomitanza al diffondersi del Cristianesimo e nonostante questa vaga prima idea pur lontanamente affine al concetto di canone scritto, pare di comprendere che il rispetto della legge, l’accettazione del pantheon8 e una certa idea di viver civile che vagamente potremmo associare al concetto di morale erano e restavano le colonne della spiritualità pagana. Da questi precetti muove la nostra storia.

In generale quanto detto può valere per i due grandi poli del Mondo Classico, quello greco e quello romano. Non si commetta però l’errore di considerare le esperienze religiose delle due realtà quale un unicum: esistevano infatti profonde analogie ma anche profonde differenze tra la concezione religiosa greca e quella dell’Impero Romano.
Roma: le ragioni della persecuzione
Fondamentalmente i motivi della condanna dei cristiani furono di natura giudiziale.
Un primo motivo concerneva la presunta natura settaria del cristianesimo delle origini; i cristiani si chiamavano tra loro fratello o sorella e ciò, agli occhi dei romani, faceva apparire il credo cristiano come un credo di matrice settaria potenzialmente volto a giustificare pratiche incestuose.
Il secondo era legato all’eucarestia. Nella tradizione pagana esisteva il concetto di banchetto sacro: nei templi si compivano regolarmente sacrifici di vivande, animali o si offrivano incensi. Ma il cristiano pretendeva di trasmutare il pane nel corpo e il vino nel sangue del Cristo e pur nella sua natura simbolica ciò lasciava supporre la vocazione a compiere pratiche antropofaghe.
Tuttavia queste due ragioni non erano sufficienti a condannare il cristianesimo. Di fatto l’appellativo simbolico di fratello/sorella o il pasto antropofago, simbolico pure quello, non ne avrebbero giustificato l’illegittimità.
Il vero motivo
Ciò che fu decisivo fu invece il culto Imperiale o dell’Imperatore. Tale culto per quanto dovuto all’Imperatore come persona fisica in realtà mirava sostanzialmente ad esaltarne il ruolo di garante terreno del disegno divino9. Adorare l’Imperatore, in altre parole, significava onorare la Divinità che lo ispirava e ne guidava le scelte politiche. Ciò non avrebbe obbligato i cristiani a rinunciare al proprio culto, piuttosto lo avrebbe integrato sincreticamente con il culto Imperiale; ma in questo caso la spaccatura fu irreversibile e portò infine a considerare i cristiani sovvertitori dell’ordine costituito. In altre parole estremisti da reprimere anche con l’uso della forza10.

I critici del Cristianesimo
Alcune voci coeve alla diffusione del cristianesimo si levarono più per confutare che per condannare il cristianesimo. O al massimo per ridicolizzarlo.
La censura cristiana ha poi distrutto quasi ogni testimonianza di tali voci ma per nostra fortuna qualche commentatore ha riportato stralci di letteratura anticristiana. È il caso degli scritti di Celso (Discorso Vero) e di Porfirio (Contro i Cristiani) oggi parzialmente ricostruite da frammenti. E poi ancora Marco Cornelio Frontone, Svetonio, Giuliano Imperatore e molti altri ancora.
Celso
L’Alethès lógos, dottina veritiera o discorso vero, è un’opera del filosofo platonico (ma secondo alcuni epicureo) Celso11. Nel Discorso vero Celso afferma che i cristiani fanno proseliti tra gli sciocchi e ripudiano il progresso scientifico (III, 44); che Gesù fu meschino e ciarlatano (II, 33 / 34a), che la resurrezione altri non è che una favola (II, 54) e che i miracoli del Cristo non furono compiuti in virtù della sua presunta natura divina ma attraverso l’uso della magia (II, 48)12.
Porfirio
Anche il filosofo, teologo e astrologo Porfirio13 che fu allievo di Plotino e maestro di Giamblico ci ha lasciato un Trattato contro i cristiani nel quale pur sottolineando molte incongruenze della dottrina cristiana cerca di armonizzarne gli insegnamenti con la filosofia greca.
La versione di Celso
Nel Discorso vero Celso confuta la genesi divina del Cristo e in un dialogo immaginario tra i due gli rimprovera di essersi inventato la nascita da una vergine.
In realtà – afferama Celso – tu sei originario di un villaggio della Giudea e figlio di una donna di quel villaggio, che viveva in povertà filando a giornata14.
Celso accusa la madre di Gesù di averlo partorito in segreto:
Costei, convinta di adulterio, fu scacciata dallo sposo, falegname di mestiere. […] Essa ti generò quale figlio furtivo15.
Ciò spiegherebbe, secondo la ricostruzione di Celso, il motivo dell’assenza di storie inerenti l’infanzia di Gesù (almeno nei vangeli sinottici), egli sarebbe infatti cresciuto in Egitto
Spinto dalla povertà andasti a lavorare a mercede in Egitto, dove venisti a conoscenza di certe facoltà per le quali gli Egiziani vanno famosi. Quindi ritornasti, orgoglioso di quelle facoltà e grazie ad esse ti proclamasti Dio16”.
Il vero padre di Gesù
Quindi Celso torna a parlare della genesi di Gesù affermando che il vero padre del Cristo sarebbe in realtà un legionario di nome Pantera
Tua madre, dunque, fu scacciata dal falegname, che l’aveva chiesta in moglie, perché convinta di adulterio e fu resa incinta da un soldato di nome Pantera17.
Infine, aggiunge Celso, non solo la nascita da una vergine è una favola, ma nemmeno tanto nuova per giunta
Ma l’invenzione della nascita da una vergine è simile alle favole di Danae, di Melanippe, di Auge e di Antiope. Ma era forse una bella donna tua madre e, appunto perché bella, a lei si uni Dio, che pur non è naturalmente portato ad amare un corpo corruttibile? Non sarebbe stato neppure verosimile che Dio si fosse innamorato di lei. Ella non era donna di condizione ricca o regale, dal momento che nessuno la conosceva, nemmeno i vicini, e, una volta venuta in odio al falegname e ripudiata, non la salvò né la Divina Potenza né il Verbo della Persuasione. Tutto questo, dunque, non ha nulla a che vedere col regno di Dio18

La dottrina dell’Avversario
Il trattato di Celso non si limita alle sole indicazioni biografiche del Cristo ma confuta molte delle teorie del cristianesimo. Merita di essere segnalato il passo nel quale Celso analizza la figura dell’Avversario, il Satàn, il Diavolo
[i cristiani] Cadono poi in grave empietà anche quando, in quest’altra prova della loro somma ignoranza che, come sempre, dà aberranti interpretazioni di oscure proposizioni che riguardano la divinità, essi creano un avversario a Dio e lo chiamano “diavolo” e, in lingua ebraica, “Satana”. Un’affermazione del genere è comunque ammissibile solo nell’ambito delle cose mortali ed è empio dire che proprio il massimo Dio, mentre vuole prestare un soccorso agli uomini, trova uno che gli si oppone e ne sia così bloccato19.
Questa empietà che Celso sottolinea rimarca la grande differenza tra la spiritualità pagana la quale colloca le forze infere in una precisa scala di ordinamento del Cosmo e il cristianesimo, che invece scinde in modo netto il sommo bene, Dio, dal suo estremo negativo, il Diavolo. Nei secoli successivi questa divisione manichea originerà un confronto costante col problema del male per il quale ad oggi nessun teologo è stato in grado di formulare una risposta soddisfacente20.
Lo stesso figlio di Dio predice pure che anche Satana, apparendo allo stesso modo, produrrà grandi opere miracolose – continua Celso – attribuendo a sé stesso la gloria di Dio. Ma – aggiunge – non bisogna esser tratti in errore da quelle opere ed esser così disposti a volgersi a quello, bensì bisogna credere in lui solo. Queste son parole tipiche di un ciarlatano intento al suo profitto e cauto a premunirsi contro chi professa dottrine opposte e gli è rivale nella questua21.
Inoltre, avverte Celso, la figura di un avversario divino, e persino la sua dimensione metafisica, l’inferno, non sono nemmeno delle gran rivelazioni… Del resto già Crono e Ofione combatterono una guerra divina e in caso di vittoria le loro milizie avrebbero conquistato il cielo mentre in caso di sconfitta sarebbero state inghottite dalla terra
Le affermazioni oscure che i Cristiani hanno frainteso, introducendo così la teoria di Satana, sono quelle con cui gli antichi alludono ad una guerra divina. […] Ferecide racconta un mito in cui compare un esercito schierato contro un altro e al primo pone a capo Crono, al secondo Ofioneo. Quindi ne narra le sfide e gli scontri e come fecero un patto secondo il quale sarebbero stati considerati vinti quelli che fossero caduti nell’Ogeno, mentre quelli che ve li avessero cacciati, ottenendo così la vittoria, avrebbero posseduto il cielo. Al significato di questo mito si ricollegano anche i misteri che riguardano i Titani e i Giganti, che dichiararono guerra agli Dei, e quelli egiziani di Tifone, Horo e Osiride.22”
La confutazione di Porfirio
Oltre alla figura del Cristo e al suo insegnamento i dotti pagani contestavano anche l’attendibilità degli scritti sinottici e del vangelo di Giovanni. A titolo di esempio bastino due passi del trattato di Porfirio nel quale il filosofo confronta le varie versioni della crocifissione concludendo l’inattendibilità delle testimonianze.
Gli evangelisti furono inventori non i reali conoscitori dei fatti che concernevano Gesù; ognuno di loro infatti scrisse il racconto sulla passione non in modo concorde, ma in modo assolutamente differente: uno infatti racconta che al crocifisso venne data una spugna piena di aceto… L’altro invece dice: “giunti su un luogo (chiamato) Golgota, gli diedero da bere del vino mischiato con fiele; e assaggiatolo non volle bere”; […] E quest’altro è Matteo. Un altro dice: “c’era un vaso pieno d’aceto; quindi avendo legato il vaso pieno d’aceto ad una canna d’issopo, glielo portarono alla (sua) bocca; quando dunque Gesù prese l’aceto disse: “tutto è compiuto” […] E questo è Giovanni. Un altro dice: “e gridando a gran voce disse: “Padre nelle tue mani rimetto il mio spirito”. Questo si trova in Luca. Da tale racconto debole e discordante si comprende che non c’è un solo crocifisso ma molti. […] È chiaro che la stessa invenzione è discordante; oppure che si riferisce a molti crocifissi, oppure (che si riferisce) ad un’unica persona morta tra gli spasimi ma che non ha mostrato in modo chiaro ai presenti la (sua) passione. Se quindi non hanno potuto indicare in modo veritiero il modo della morte (scil. di Gesù), essi hanno fatto soltanto una vana cantilena23.
Ancora più severo il giudizio che Porfirio riserva a Giovanni. Il passo giovanneo confutato da Porfirio è quello che racconta la morte del Cristo a seguito del colpo di lancia:
“Avvicinitsi a Gesù, quando lo videro già morto, non gli ruppero le gambe, ma uno dei soldati con la lancia gli trafisse il costato; e subito uscì sangue e acqua”. Ma questo lo ha detto solo Giovanni, degli altri nessuno (lo ha detto): perciò egli prende sé stesso come testimone dicendo: “e chi ha visto (lo) ha testimoniato, e la sua testimonianza è vera”. A me dunque sembra che questa sia l’espressione tipica di uno sciocco. […] Infatti chi testimonia (lo fa) su ciò che si verifica: ma su ciò che non si verifica come si potrebbe rendere testimonianza24?

Un episodio riportato da Porfirio merita di essere narrato. L’episodio è singolare in quanto illustra il tenore del giudizio che nel Mondo Classico (in questo caso greco) si aveva verso i convertiti al Cristianesimo: un marito angosciato che aveva chiesto a un oracolo come poteva dissuadere sua moglie dal cristianesimo. L’oracolo di Apollo lasciò poche speranze: era più facile scrivere sull’acqua o volare come un uccello che distogliere una donna da una tale empietà, l’adorazione di un uomo che era stato messo a morte in catene. L’anima di Cristo era immortale, ma non il suo corpo, e il culto era del tutto aberrante25.
Le altre voci
Certo Porfirio e Celso sono le voci più conosciute ma oltre i loro scritti (la cui lettura è vivamente cosigliata) il ricercatore paziente può tornare a scoprire un oceano di altre voci.
Ma anche i Cristiani quante stranezze e che portenti inventano! Quel loro Dio che non possono né additare né vedere, inquisirebbe implacabilmente nei costumi e nelle azioni di tutti, perfino nelle parole e nei riposti pensieri, poiché vaga certamente di luogo in luogo ed è ovunque presente; lo vogliono importuno, inquieto, spudoratamente curioso perfino, dal momento che s’intromette nelle azioni di ciascuno e vagola ovunque: disperso nella totalità non può soffermarsi sui singoli casi né bastare alle universali necessità occupato com’è in tutti i particolari26.
Minucio Felice, Ottaviano

Marco Cornelio Frontone
Tra le tante testimonianze è interessante quella riportata da Minucio Felice nel dialogo Ottaviano e pronunciata da Cecilio Natale. Secondo gli storici le argomentazioni di Cecilio deriverebbero da un discorso purtroppo perduto dell’oratore Marco Cornelio Frontone. Si tratta sostanzialmente della stessa serie di accuse che secoli dopo gli stessi cristiani useranno contro eretici e streghe
Non ci si dovrebbe forse sdegnare se uomini di una setta deplorata, illecita e disperata si scagliano contro gli dei? Dan forma costoro a una congerie di persone le più ignoranti, raccolte dall’infima feccia […] essi in convegni notturni, in digiuni solenni, in pasti disumani fanno unione non sulla base di alcunché di sacro, ma piuttosto di un sacrilegio: gente che si allieta delle tenebre e paventa la luce; muta in pubblico, ciarliera nei cantucci; aborriscono i templi27.
Insomma una pericolosa setta dedita a pratiche antropofaghe, che agisce nell’ombra e per di più impudica e lasciva.
Si riconoscono fra sé con segni e distintivi segreti e s’amano di reciproco affetto praticamente prima ancora di conoscersi: ovunque fra loro serpeggia una specie di religione della libidine e senza distinzione si chiamano fratelli e sorelle, cosicché anche il normale amplesso si trasforma, mediante il sacro appellativo, in incesto. […] Ho sentito dire che venerano, non so in base a quale sciocco convincimento, una testa consacrata di un asino […] Altri poi raccontano che venerano i genitali del loro sommo sacerdote, con l’idea di adorare il sesso del proprio progenitore28.
Svetonio
L’accusa di atteggiamenti settari del resto non era cosa nuova e la ritroviamo in molti altri testimoni, per esempio in Svetonio, il quale nelle Vite dei Dodici Cesari racconta che l’Imperatore Claudio.
Espulse da Roma i Giudei che muovevano continuamente tumulti per istigazione di Cresto (sic!) […] Furono suppliziati i Cristiani, una genia di uomini appartenenti ad una setta superstiziosa nuova e malefica29.
Paganesimo o cristianesimo?
Negli ultimi decenni il paganesimo sta rifiorendo. Si recuperano tradizioni, filosofie e – per fortuna! – si rende di nuovo accessibile al pubblico tutta una serie di scritti fino a pochi decenni fa appannaggio dei soli specialisti30. Di contro il cristianesimo sta morendo. È un giudizio del tutto personale ma credo che Ratzinger sia stato l’ultimo (e l’unico almeno da 50 anni) Papa teologo. La chiesa, si dice, è corrotta, il cuore stesso della cristianità appare depravato e intriso di marciume: lusso, scandali, orge e crimini ben peggiori hanno minato e contiunano a minare la credibilità della chiesa.
Del resto questa non è una novità e un fil rouge di solide argomentazioni anticristiane ha attraversato i secoli. Non si creda tuttavia che un ritorno alle caste sacerdotali del paganesimo sia migliore! Quella che nella chiesa è la simonia era ben conosciuta nei templi dell’antichità. Così come non erano sconosciuti il sopruso e l’abuso della credulità popolare31.
Forse la domanda corretta dovrebbe espandersi oltre i limiti posti dalla presenza di due o più scuole di pensiero: è davvero corretto gerarchizzare, istituzionalizzare, rileggere attraverso una griglia sociale (e quindi comunitaria) l’esperienza intima della spiritualità? In buona sostanza è giusto affossare la casta ecclesiastica per ripristinare la casta templare? C’è davvero bisogno di una istituzione chiesa, sia essa pagana, cristiana o di altra natura?
O forse è più corretto ricondurre l’esperienza religiosa oltre il limite imposto da modelli gerarchici e da scuole di pensiero che ne appiattiscano e degradino il messaggio autentico?
Sono domande legittime quanto importanti ma che esulano dal fine di questo (lungo) articolo. E tuttavia domande la cui risposta potrebbe darci tanto in termini di crescita. Non solo spirituale.
Le immagini a corredo
dell’articolo sono tratte da
Visioni Romane
di artisti italiani
Edizioni d’Arte Fauno, Roma
presumibilmente anni 30 del XX secolo.

Bibliografia
- Robin Lane Fox, Pagani e cristiani, Laterza, Roma-Bari 2006
- Celso, Contro i cristiani, BUR, Milano 2010
- Jeffry Russell, Il Diavolo 3 vol., Laterza, Roma-Bari 1990
- Porfirio, Contro i cristiani, Bompiani, Milano 2022
- Paolo Carrara (cur.), I pagani di fronte al cristianesimo, Nardini Editore, Firenze 1984
- Giuliano il Teurgo, Alla Madre degli Déi, Mondadori-Fondazione Lorenzo Valla, Milano 1987

- Robin Lane Fox, Pagani e cristiani, Laterza, Roma-Bari 2006, pag. 19
- Ibidem, pag. 169
- Ibidem, pag. 170
- Ibidem, pag. 23
- Ibidem, pag. 19
- Ivi
- Ibidem, pag. 207. Alcuni scrittori cristiani recuperarono delle sentenze oracolari pagane (in particolare quelle di Apollo) per inserirle nelle loro omelie e negli scritti esegetici ovviamente snaturandone il senso. Cfr. ibidem. Pag. 197-198
- Anch’esso soggetto a sincretismi e contaminazioni.
- Come non diversamente accadeva nella maggior parte delle civiltà del tempo. Si pensi al Re-Sacerdote del Vicino Oriente Antico o al Faraone degli Egizi.
- È davvero deplorevole come il cristianesimo per due millenni abbia posto l’accento sull’adorazione dell’Imperatore come una pratica di idolatria quando il concetto di fondo è lo stesso che porta ad una sorta di adorazione della figura del Papa.
- La data di nascita di Celso non è nota. La morte si colloca dopo il 178.
- Cfr. Celso, Contro i cristiani, BUR, Milano 2010
- Tiro, 233/234 – Roma, 305 circa.
- Celso, Contro i cristiani, BUR, Milano 2010, Pag. 81.
- Ivi.
- Ivi.
- Ivi.
- Ivi.
- Ibidem, Pag. 219 e seg.
- Cfr. Jeffry Russell, Il Diavolo 3 vol., Laterza, Roma-Bari 1990
- Celso, Contro i cristiani, BUR, Milano 2010, Pag. 219 e seg.
- Ivi.
- Porfirio, Contro i cristiani, Bompiani, Milano 2022, pag. 203-207.
- Ivi.
- Robin Lane Fox, Pagani e cristiani, Laterza, Roma-Bari 2006, pag. 273
- Paolo Carrara (cur.), I pagani di fronte al cristianesimo, Nardini Editore, Firenze 1984, pag. 91-93.
- Ivi.
- Ivi.
- Ibidem, pag. 73.
- Penso, per esempio, agli scritti di Porfirio, di Proclo, di Marziano Capella.
- Cfr. su questo Robin Lane Fox, Pagani e cristiani, Laterza, Roma-Bari 2006
No Comment! Be the first one.