di Sigismondo Fanti – Curatela di Albano Biondi
Editore Edizioni Aldine, Modena, 1983
Formato 25×35 cm – rilegato – Pagine 20+256
ISBN: 2021030150518
Note: riproduzione anastatica dell’edizione
conservata nella Biblioteca Apostolica Vaticana
(coll. Cicognara, VII, 1645)
Valutazione ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐
Indice dei contenuti
Molti libri stimolano la fantasia. Una enorme quantità per quello che raccontano ed una buona quantità per quello che raccontano e mostrano. Quando si prende in esame la produzione a stampa del Cinquecento si deve soffermarsi a pensare all’impatto che la stampa a caratteri mobili ebbe sulla produzione (e sulla fruizione) del libro. Quella della stampa a caratteri mobili fu una rivoluzione che permise una più ampia circolazione del sapere così come è accaduto per internet e permise di ottimizzare i tempi della realizzazione fisica del libro.
Oltre alla possibilità di replicare un numero potenzialmente infinito di scritti le tecniche dell’epoca permisero di replicare e soprattutto combinare tra loro disegni, fregi e caratteri speciali. Alcuni brand (diremmo oggi) dell’epoca crearono vere e proprie linee editoriali paragonabili per impatto sui contemporanei – e su noi moderni – a quello che è un progetto editoriale curato dal miglior designer. È il caso del celebre Aldo Manuzio che, tra i tanti, dette alle stampe quello che è considerato il libro più bello del Rinascimento: l’Hypnerotomachia Poliphili. Ed è anche il caso dei Libri di Sorte dei quali il Triompho di Fortuna di Sigismondo Fanti è uno dei più celebri.
Sigismondo Fanti
Si sa poco della vita del Fanti. Nacque a Ferrara e fu contemporaneo di Ariosto e di Baldassarre Castiglioni. Sigismondo Fanti fu un astronomo e – a suo dire – un matematico indegno. Oltre al Triompho ci ha lasciato un bellissimo trattato di calligrafia Theorica e Pratica de modo scribendi fabricandique omnes litterarum species; nonostante il titolo latino i quattro libri del Theorica furono scritti in volgare. Ad oggi è conservata una lettera1 probabilmente autografa che il Fanti inviò ad Alfonso I d’Este da Venezia al fine di chiedere una raccomandazione che consolidasse i suoi favori come ingegnere militare presso Andrea Gritti provveditore generale dell’esercito veneto e in seguito Doge (1523-1538). Presso il Gritti, Fanti ebbe il ruolo di ingegnere militare. Sigismondo Fanti morì dopo il 1527 e fu sepolto a Ferrara.
Il Triompho fu composto a Venezia e approvato il 3 luglio 1526 da Papa Clemente VII (cui il libro è dedicato) e il 19 novembre dal Consiglio dei Rogati. Il libro fu poi stampato nel gennaio 1527 dal Agostino del Portese. Lo storico Marco Guazzo dedicò due sonetti all’autore riprodotti in apertura dell’Opera.
Ogni animo gentil ch’ha per costume | Disio di veder alte cose e nove | Mira qui d’ipianetti le gran prove | E di variati dubbi un largo fiume | Volgendo questo e affissando il lume | Vedrà si come le question si move | Abaco a un lato Aritmetica altrove | Come del Fante assigna tal volume | Geometria, Astronomia, Architettura | E prospettiva anchor in più d’un luoco | Quanto il bisogno sia la lor misura | Quivi imparar si può non già di puoco | Quello ch’in se ritien nobil Natura | Pigliando oltre di questo un alto giuoco
Godi Ferrara chella tua fama | per il tuo Fante a[g]grandisse oghor tale | per sua virtù tra noi fatto e immortale | Tal che non puochi il reverisse et ama | novo Vitruvio li architetti il chiama | in Geometria non men di Archita vale | di Astrologia ancho da tal signale | che qual Alchindo assai vederlo brama | di queste strate ha luna e laltra (sic!) aperta | Elucidate qual Argento et Oro | A dogni cor gentil facendo offerta | A tal che chi nel pitagoreo coro | Che tien trei spirti in sé essi si accerta | Vitruvio, Tolomeo e il mastro loro.
Marco Guazzo
I Libri di Sorte
“Egli sarà triompho chiarissimo a dimostrare a gli tenebrosi animi di qua giuso2 quello che fuggir et seguire per loro si debba” scrive il Fanti nella prefazione al libro.
I Libri di Sorte furono un singolare genere letterario che permetteva di rispondere a determinate domande attraverso una serie di rimandi interni ad un testo. Spesso riccamente miniati o decorati con incisioni (come nel caso del Triompho) tali libri ebbero ampia diffusione fin dal XIV secolo.
Forse il più celebre Libro di Sorti è quello di Lorenzo Spirito Gualtieri. Un antesignano del genere è invece il Libro da indovinare col mezzo di tre dadi di autore anonimo e risalente alla fine del XIII secolo3. Un altro celebre e bellissimo libro di sorti è Le Ingeniose Sorti composte per Francesco Marcolini da Forli (1540). Quest’ultimo libro cava le sorti attraverso la combinazione di carte da gioco come un primitivo trattato di cartomanzia. E non è l’unico; altri libri che interagivano con le carte da gioco furono Un libro di sorte fatto con le carte (Magonza, 1505 circa) e il Libro di sorte con le carte (Stresburgo, 1543). A questi si aggiunge anche un Dodecaedro di fortuna di Jean De Meung (Parigi, 1556) di attribuzione – ovviamente – spuria4.

Trionfo sulla Fortuna
Nelle intenzioni del Fanti Triompho di Fortuna va inteso come trionfo sulla fortuna. Il pensiero rinascimentale deriva la fortuna dal suo opposto, la virtù. Ne segue che il Triompho è un tentativo di operazioni pratiche di difesa dalla Fortuna. Questa infatti sembra gravare come un Nume votato a vessare l’uomo, volgendosi a proprio capriccio. In particolare Fortuna opera attraverso dodici agenti naturali e storici, giacchè, dice Fanti, l’uomo “è governato da dodici Fortune del mondo appropriate a dodici diversi venti, et anchora è governato da dodici case della bella e vittoriosa Italia appropriate a diverse cose di questo secolo […] insieme con tutte l’imagini celesti fisse del firmamento, e insiememente con le vaganti Stelle, e gli duo grandi lumi, che la notte e il giorno de la lor vista adornano, e appresso con la natura delle mille e ventidue stelle fisse dagli Astrologhi diligentemente nottate [scil. annotate]. Et è governato anchora da tutte le cittadi e castella del mondo a noi note insieme con tutti gli huomini degni di memoria che sono stati dal principio del mondo in fino ad hora famosi“5.
Arginare la Fortuna
Scrive Albano Biondi che è questo un inventario delle influenze che, in bene e in male, si esercitano sull’uomo da parte delle realtà naturali, delle realtà umane e anche dagli uomini del passato, che mantengono la loro presa su di noi, magari attraverso le loro creazioni6.
Fortuna diventa così qualcosa di ben concreto: è un altro nome del Potere che si esercita sull’uomo e da cui bisogna difendersi con la conoscenza, e se possibile con la preconoscenza: Fanti è convinto, pare, di aver messo insieme un complesso di regole, “tutte per ragioni naturali e accidentali e per arte calculatoria diligentemente ritrovate”, che mettano in condizione l’uomo di fronteggiare il volto di Medusa di questo composito Potere7.
Nonostante una visione disincantata della società in cui vive – visione che permea l’intera Opera – Sigismondo Fanti avverte che il libro può essere preso sia sul serio che alla leggera in quanto è un’opera utilissima e iocosa.
La visione del Fanti e l’interrogazione del Triompho
Fanti delle quadrivali arti sempre amante e indegno matematico8 racconta il suo tempo attraverso lo sguardo disilluso del nobile decaduto. In particolare detesta l’arte della guerra decaduta a suo dire per l’introduzione delle armi da fuoco: le diverse et horrende artiglierie che oggi dì si fanno, mediante lequale un huom potente, virile et di nobile stirpe et di alto sangue se[b]bene a Julio Cesaro et a l’Africano Scipione euguali fusseno, non può il suo valore et prodezze per forza d’arme dimostrare, ma che misera et tristemente come minimo sua vita finisce9.
Il mondo dipinto da Fanti è un luogo nel quale si usa molto inganno10; ci si accontenta di mantenere equilibri politici pur precari perché quando il Signore, o l’Rettore, è pieno, et che più non può tenere, non è puoi tanto avido, come sarebbe un’altro il qual bisognasse dinovo empire11; è il tempo nel quale le bone lettere non sono apprezzate, et le scienze son cadute in vilissime persone12; un tempo nel quale l’uomo è diventato ruffiano e fa mercantia di femine13; un mondo corrotto da favoritismo e denaro insomma.
A tali squilibri il Fanti si oppone con la sua macchina discorsiva14 capace di arginare l’incostanza di Fortuna.

I Libri di Sorte presentavano una serie di domande in grado di abbracciare i vari campi della vita. Non fa eccezione il Triompho le cui domande oltre alla guerra e all’arte dello steccato (i tornei cavallereschi) indagano le questioni d’amore, il lavoro, la fede, la meteorologia, la divinazione (chiromanzia e estispicina) e perfino l’Archimia (l’Alchimia). Fanti sconsiglia di dedicarsi alla via alchemica in quanto questa cosa dice solamente aspettarsi (sic!) agli huomini ricchi, perché un pover huomo, puoi che egli vi avesse speso tutta la sua piccola facultà, che in breve tempo ne vedrebbe il fine, la sua archimia sarebbe finita, et egli se n’andrebbe mendicando il pane15.
In tutto le domande del Triompho sono settantadue e sono presentate da un misterioso Mercurio Vannullo Romano del quale però niente si sa. Il lettore può scegliere di consultare il libro sia per questioni di natura privata che per divinare intorno ad eventi di natura corale. Il percorso grazie al quale si andrà a trovare la risposta è formato da:
- Settantadue domande
- Dodici Fortune o Venti
- Dodici Casate, cioè casate nobiliari scelte tra le più influenti del tempo.
- Settantadue Rote
- Trentasei Sphere
- Settantaquattro figure di sapienti tra cui gli astrologi e le sibille più celebri
Interrogare le sorti con i dadi…
In questa divinazione si usano due comuni dadi da gioco. Si deve principalmente scegliere la domanda tra quelle proposte e da questa si viene rinviati a una delle otto Fortune. La fortuna rinvia il consultante a uno dei Casati. Da questo si viene indirizzati verso una Rota. Per ognuna delle pagine del Triompho dedicate alle Rote sono riprodotte due ruote; per la divinazione coi dadi si consulterà la ruota superiore. Il consultante ora getta i dadi e guarda la combinazione di numeri (per es. 2 e 6). Tale combinazione rimanda ad una sfera la quale, infine, indica una delle tavole dedicate agli astrologi e alle sibille nella quale il consultante troverà la sentenza.
… e con l’horologio
Il consultante deve procurarsi un orologio (appunto horologio nel testo). Di nuovo si deve scegliere la domanda tra quelle proposte e da questa si viene rinviati a una delle otto Fortune. La fortuna rinvia il consultante a uno dei Casati. Da questo si viene indirizzati verso una Rota che comprende le ore da 1 a 21. Per ognuna delle pagine del Triompho dedicate alle Rote sono riprodotte due ruote; per la divinazione con l’orologio si consulterà la ruota inferiore. A questo punto il consultante deve consultare l’orologio. Se il consultante ha posto la domanda al Triompho oltre le ore 21 si consideri il n. 1 come il 22, il 2 come il 23 e il 3 come 24. Secondo l’ora si viene rinviati ad una sfera la quale, infine, indica una delle tavole dedicate agli astrologi e alle sibille nella quale il consultante troverà la sentenza.
Si noti come nel primo caso la sorte è data dall’impossibilità di sapere in anticipo quali facce dei dadi usciranno a vista mentre con il secondo metodo la risposta possa cambiare a seconda dell’ora in cui viene posta (ciò anche secondo le influenze planetarie che sono riportate poi accanto alle sentenze). Fanti stesso consiglia di porre la domanda con l’orologio in differenti orari in modo da avere una visione più completa del divenire attraverso le sfumature delle varie risposte

Una lettura diversa?
Forse nelle sue mille affascinanti incisioni il Triompho occulta più di quanto dice… Secondo gli studi di Renuccio Boscoli il libro avrebbe addirittura ispirato le profezie di Michel de Nostradamus16! Boscolo basa la sua interpretazione sugli oroscopi resi a completamento di ogni sentenza. La sentenze stesse, si noti, contengono talvolta indicazioni astrologiche precise. Questa lettura permetterebbe una più approfondita comprensione del Triompho? Le indicazioni astrologiche sono forse una sorta di cifrario occulto che adeguatamente decifrato permetterebbe di ottenere una clavis universale per comprendere il futuro del mondo? Alcuni rapidi accenni all’astrologia dati nell’introduzione di Mercurio Vannullo Romano farebbero supporre di si. Essendo questa una recensione dell’Opera mi riserbo di tornare sopra all’argomento in un secondo contributo.
Il trionfo mancato
La fortuna del Triompho fu breve e in generale lo fu per i Libri di Sorte. Il concilio tridentino si espresse lapidario nella IX regola: tutti i libri o scritti di Geomanzia, Idromanzia, Aeromanzia, Piromanzia, Onomanzia, Chiromanzia, Necromanzia o quelli in cui sono contenuti sortilegi, venefici, predizioni, auspici e incantamenti dell’arte magica, sono assolutamente vietati.
I Libri di Sorte non caddero nell’oblio ma certamente il clima creato dalle restrizioni del concilio impedì la circolazione di queste opere alla luce del sole.
Oggi per fortuna il Triompho è tornato a mostrarsi con le sue straordinarie incisioni e a meravigliarci per la perfetta macchina matematica che ne è la vera ossatura. L’edizione recensita e da cui sono tratte le foto a corredo dell’articolo è quella di Edizioni Aldine di Modena stampata nel 1983.
Bibliografia
- Triompho di Fortuna di Sigismondo fanti ferrarese, a cura di Albano Biondi, Edizioni Aldine, Modena 1983
- Le sorti intitolate giardino d’i pensieri, ristampa anastatica dell’edizione 1540 di Francesco Marcolini con una nota di Paolo Procaccioli, Fondazione Benetton Studi Ricerche-Viella, Treviso-Roma 2007
- Studi per le “Sorti”, Gioco, immagini, poesia oracolare a Venezia nel Cinquecento, a cura di Paolo Procaccioli, Fondazione Benetton Studi Ricerche, Treviso, Ottobre 2007
- Lorenzo Spirito Gualtieri, Il libro delle sorti o libro della ventura, a cura di Stephan Arndes, Paul Mechter, Gerhard Thorne, Officine Grafiche Franco Benucci, Perugia 1980
- Giordano Berti, Storia della Divinazione, Mondadori, Milano 2005
Crediti fotografici: © Marco Barsotti 2025

- ASMo., Cancelleria Ducale, Archivi per materie, Ingegneri, Cass. n. 2
- Forma arcaica di giù
- Cfr. Giordano Berti, Storia della Divinazione, Mondadori, Milano 2005. P. 289 e seg.
- Cfr. ibidem
- Cfr. Sigismondo Fanti, Triompho di Fortuna, introduzione, Edizioni Aldine, Modena 1983
- Cfr. Albano Biondi, introduzione a Triompho di Fortuna, Edizioni Aldine, Modena 1983
- Cfr. Albano Biondi, Cfr. ibidem
- Cfr. Sigismondo Fanti, Triompho di Fortuna, introduzione, Edizioni Aldine, Modena 1983
- Cfr. Sigismondo Fanti, Triompho di Fortuna, introduzione, Edizioni Aldine, Modena 1983
- Cfr. Sigismondo Fanti, Triompho di Fortuna, introduzione, domanda V, Edizioni Aldine, Modena 1983
- Cfr. Sigismondo Fanti, Triompho di Fortuna, introduzione, domanda VI, Edizioni Aldine, Modena 1983
- Cfr. Sigismondo Fanti, Triompho di Fortuna, introduzione, domanda XIII, Edizioni Aldine, Modena 1983
- Cfr. Sigismondo Fanti, Triompho di Fortuna, introduzione, domanda XXI, Edizioni Aldine, Modena 1983
- La definizione è di Albano Biondi, introduzione a Triompho di Fortuna, Edizioni Aldine, Modena 1983
- Cfr. Sigismondo Fanti, Triompho di Fortuna, introduzione, domanda LV, Edizioni Aldine, Modena 1983
- Saint-Rémy-de-Provence, 1503 – 1566.
No Comment! Be the first one.