L’iconografia della Carta de Il Diavolo come resa nel Tarocco Marsigliese è relativamente recente. Nei mazzi a stampa più antichi spesso il Diavolo è rappresentato in piedi, armato di catene, mazze o attrezzi agricoli. Sovente, agli albori del Tarocco, l’unica connotazione davevro demoniaca della figura è la presenza di un paio di corna. Certamente l’iconografia del Diavolo risente dell’influenza cristiana ma al tempo stesso non sfugge a contaminazioni folcloriche paganeggianti che potrebbero affondare le radici nel substrato sciamanico della vecchia Europa teorizzato da Carlo Ginzburg. In questo articolo si propone una pista di indagine sull’iconografia della carta de Il Diavolo e, in concomitanza con la notte dei Krampus, sulla possibile lontana affinità con questa figura e la Carta del quindicesimo Arcano.
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Il demone delle montagne
La notte tra il 5 e il 6 dicembre è la notte del Krampus.
Chi è Krampus? Secondo alcuni un alter-ego ancestrale del moderno Babbo Natale. Secondo altri un demone legato alla festa di San Nicola il cui palesarsi, nel pieno dell’oscurità dell’inverno, precede e in un certo senso annuncia l’imminente Solstizio d’Inverno. Le sue origini si perdono nel folclore delle Alpi, nel mito, forse attingono dalla Commedia dell’Arte, forse da antichi rituali apotropaici quali ad esempio lo Charivari, già testimoniato nel X secolo.
L’etimologia del nome Krampus non è chiara. Potrebbe derivare da una parola germanica per uncini, artigli (cfr, l’italiano grampa, il gotico hrampa cioè rampino e l’antico alto tedesco krampfo). Altri lo fanno derivare dal bavarese krampn, ovvero morto, putrefatto.
Una figura ancestrale
Si dice che i Krampus (perché nel folclore non si parla di UN Krampus ma di più Krampus) in questa notte scendano dalla montagna per accompagnare la figura di San Nicola la cui festività cade appunto il sei di dicembre. Questo ovviamente secondo la rivisitazione cristiana della festa1.
Certamente oltre la leggenda che vuole Krampus al servizio del Santo la sua figura è molto antica, quasi sicuramente più antica del Cristianesimo e potrebbe discendere dalle figure dell’Uomo Selvatico, Lu Barban o Uomo Dei Boschi (o Uomo Verde). Quello del centro nord Italia, delle Alpi e dell’Occitania è un folclore ricco, tra le figure più importanti ad esempio troviamo le Anguane, il Dahu, le Diale, la déa Shamaran e altre figure più o meno celebri delle quali, per fortuna, ad oggi si torna a parlare in virtù della riscoperta del folclore locale.
Ma sono così antichi? No, anzi si.
La particolarità di questi nomi è che la maggioranza delle testimonianze di essi si ha tra il XIV e il XIX secolo. Nel caso di Krampus le prime testimonianze sembrano risalire al XVII secolo. Questo non significa che nel folclore precedente queste figure non siano state presenti. Magari lo erano sotto altri epiteti che, come sempre succede, poi sono evoluti nel tempo2.
Con ogni probabilità infatti queste figure archetipali sovente quasi sempre preposte alla tutela dei luoghi o dotate di connotazioni apotropaiche risalgono alla notte dei tempi, al celeberrimo substrato sciamanico dell’Europa sapientemente affrescato da Carlo Ginzburg nel suo Storia Notturna, una decifrazione del Sabba3
Per quanto anche alcuni punti della teoria del Ginzburg potrebbero essere ridiscussi, in linea generale la sua interpretazione della genesi del Sabba – e di molti altri aspetti del possibile substrato sciamanico europeo – resta ad oggi la più credibile.
In uno dei contributi scritti sulla figura del Baphomet sostengo che al di la delle architetture gnostiche o manichee anche Bafometto potrebbe originare da tale substrato sciamanico. E anche egli, probabilmente, ha avuto più nomi.
Come lo stesso Krampus che a volte è chiamato Teufel (Diavolo in tedesco) o Malan in lingua ladina ecc.
Si ma che c’entra coi Tarocchi?
Ma perché parlarne?
Cosa ha a che fare col Tarocco un demone armato di frusta e catene che terrorizza i villaggi alpini e che, almeno nella sua variante più recente, ha connotazioni più moraleggianti che apotropaiche?
Si deve ripartirte dal grande fermento creativo proprio della produzione francese cinque-settecentesca di Tarocchi; come ho accennato in un recente articolo sull’altro mio blog vi sono almeno tre zone di produzione tutte con delle loro peculiarità ben definite: la zona del nord Italia (Liguria, Piemonte, Lombardia) e del sud della Francia, l’Occitania per capirci, è la prima. Qui origina il modello Marsigliese. La seconda è la zona orientale del paese al confine con Svizzera, Germania e più sopra con l’area Fiamminga; la terza è la zona a nord convenzionalmente chiamata di Parigi attiva maggiormente nei territori attorno alla capitale e particolarmente fiorente nella città di Reims (questa scuola risulta parzialmente influenzata dell’area fiamminga).

La zona a nord del paese, quella parigina per capirci, sembra averci conservato i più antichi modelli di Tarocchi francesi nei quali spesso Il Diavolo è molto diverso rispetto al modello Marsigliese. Per certi versi potrebbe essere più simile all’iconografia dell’Uomo Selvatico o allo stesso Krampus.
Di tale iconofgrafia si hanno testimonianze coeve se non anteriori anche in Italia, in particolare nel mazzi di Trionfi quattro-cinquecenteschi.
Forse, e dico forse, questa iconografia potrebbe essere quella perduta dei celebri mazzi miniati? Alcune stampe coeve potrebbero spingere in questa direzione: Il Diavolo pertanto non andrebbe visto quale essere mostruoso totalmente alieno alla dimensione dell’uomo; di tale dimensione – anzi – egli parteciperebbe pienamente essendo egli stesso un uomo, certamente antico, ancestrale, selvaggio. Ma anche dotato di attributi sacri, quelle corna che in origine sottolineano proprio la natura divina, semidivina o regale di colui che ne sia provvisto.
Se in pochi fogli a stampa del XIV secolo abbiamo in effetti un’iconografia diabolica molto più aderente alla visione cristiana (il Diavolo come essere multiforme dotato di due volti dei quali uno sulla pancia) in molte altre testimonianze (cfr. il foglio Rosenwald) l’iconografia del Diavolo è più simile a quella dell’Uomo Selvatico. Come tale è tozzo e irsuto e al di la di un paio di corna in bella vista niente potrebbe spingere l’osservatore a divinare la natura demoniaca della figura.
Proprio nella produzione di Parigi e dell’area del centro nord della Francia, si conserva questa raffigurazione de Il Diavolo spesso rappresentato a figura intera, talvolta di profilo. Così, per esempio, nelle stampe Parigine (XV e XVI secolo), nel Tarocco fiammingo (XVI e XVII secolo) e nel Tarocco di Budapest (XVI secolo).
Sembra che il modello de Il Diavolo per come lo conosciamo oggi inizi comparire nella produzione Ligure Piemontese, Lombarda e Marsigliese dal tardo XVII secolo. Secondo molti studiosi quest’ultima variante e avrebbe ispirato Éliphas Lévi nella raffigurazione del Baphomet.
Lungi dall’essere immediatamente sorpassata dalla variante marsigliese l’iconografia del Diavolo-uomo selvatico sarà mantenuta in molte stampe italiane, svizzere e francesi fino al XIX secolo enfatizzando via via i propri atributi demoniaci con l’aggiunta di ali di pipistrello e serpenti e fuoco infernale tutto intorno a lui.
In sintesi abbiamo un Diavolo che in un’ampia percentuale di casi dal 400 al 600 è più simile ad un uomo selvatico, un uomo antico, forse ancestrale. E un secondo modello che nasce tra sud della Francia e nord Italia intorno alla metà del XVII secolo e che influenzerà la produzione successiva. Questo secondo modello enfatizzerà le suggestioni occulte, esoteriche, della Carta. É quindi nella produzione precedente al Marsigliese, quella di Jacques Vieville del XVII secolo o quella coeva del Tarot de Paris che possiamo scorgere un modello iconografico più vicino al modello dei primi Trionfi e forse al mito dell’Uomo Selvatico.

E – aggiungo – forse lontanamente affine anche quello che oggi è il Krampus che, appunto lontanamente, potrebbe ricordare una visione del demoniaco tarata su una simbologia differente da quella del più celebre modello di Marsiglia; nell’iconografia i Krampus, come il Diavolo–Uomo Selvatico sono figure che incedono portando terrore, sovente armati di catene o attrezzi agricoli, irsute, ghignanti, oppure fisse nel loro atteggiamento superbo, quasi a voler sfidare l’osservatore.

Si ma perché proprio il Krampus?
Come osservano Paolo Portone e Valerio Giorgetta nel loro straordinario saggio Montange Stregate4 la montagna spesso è riluttante a lasciarsi contaminare e sovente tra le sue vette conserva in purezza molto del sapere, del mito e del folclore ancestrale. Anche quando tutt’intorno il mondo cambia.
Forse la figura di Krampus è emblema di una percezione del demoniaco meno speculativa e più pragmatica, forse – in altre parole – parlare di Krampus non significa parlare di demoni ma di uomini antichi, ancestrali. Uomini che scendono dalle montagne, che portano terrore, paura. Uomini barbari che forse quelle montagne le hanno travalicate per desiderio di conquista; o magari sono stati inviati dal divino per punire i popoli della loro impurità. Certo, sempre uomini. Ma rivestiti dell’aura sacrale creata da corna, maschere, campanelli, bastoni e soprattutto dalle loro pur rudimentali armi. Dei veri selvaggi!

Resta da capire se veramente il folclore alpino ma, mi spingo a dire, in parte anche occitano e dell’Italia del nord-est abbia influenzato, e se l’ha fatto come lo ha fatto, l’iconografia quattro-seicentesca del Diavolo. E se così fosse se anche la figura di Krampus, o i suoi ascendenti demoniaci dei boschi, abbia avuta una parte in questa prima variante iconografica un po’ ruvida nelle forme ma spesso notevole per immediatezza. Purtroppo in questo senso la documentazione in italiano è scarsa (e io non so il tedesco, lingua nella quale forse si troverebbe molto di più sul Krampus).
Tale eventualità non è non è comunque da escludersi e ciò non tanto in riferimento a Krampus come figura ma all’archetipo di uomo selvatico rivestito di connotazioni demoniche. Un uomo ancestrale, non civilizzato, primitivo, sciamanico. Ai margini della Civiltà e della Storia. Una figura perfetta per rappresentare l’origine di Krampus, dei demoni del Sabba o del Diavolo (non ultimo quello del Tarocco) in quanto essere perfettamente calato in una dimensione caotica, sovvertitrice e, almeno nel suo significato primo, dotato anche di poteri apotropaici.
Bibliografia
- Carlo Ginzburg, Storia Notturna, una decifrazione del Sabba, Einaudi, Torino 1998; riedito da Adelphi, Milano 2017.
- Paolo Portone – Valerio Giorgetta, Montagne stregate. La lunga caccia alle streghe nellʼantica diocesi di Como (XV-XVIII secolo), WriteUp Books, Roma 2024

Crediti fotografici: Internet © Marco Barsotti 2025
Per la foto di Krampus: © Adobestock 2025
- Ci sarebbe da ampliare molto l’articolo andando ad esplorare la moltitudine di Santi che hanno avuto un servitore demoniaco, proprio come la praxis insegnava a fare ai maghi. Ma allungherebbe davvero troppo questo sentiero fatto per lo più di suggestioni.
- Per esempio è emblematico nella fiaba il caso di Biancaneve talvolta conosciuta come Fiocchin di Neve, Biancarosa e via dicendo.
- L’edizione cui faccio riferimento è quella Einaudi (1998); ad oggi il volume è stato riedito da Adelphi (2017).
- Paolo Portone – Valerio Giorgetta, Montagne stregate. La lunga caccia alle streghe nellʼantica diocesi di Como (XV-XVIII secolo), WriteUp Books, Roma 2024.
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