di Peter J. Carroll – Traduzione di Marzio Venutti Mazzi
Editore Spazio Interiore, Roma 2025
Formato 15×21 cm – brossura – Pagine 226
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Valutazione ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐
Indice dei contenuti
- L’edizione italiana
- Liber Null, un caos invero poco caotico. Anzi, chiarissimo!
- Magia del Caos
- Gnosi
- L’evoluzione della coscienza
- Psiconauta
- I Riti del Caos
- Se proprio si deve fare gruppo
- Punti di vista; dagli strumenti agli universi
- Conclusioni: Peter Carroll, moderno caota e uomo del Rinascimento (magico)
Esce in italiano il Liber Null & Psiconauta di Peter J. carroll. La portata del testo è tale da giustificare uno sguardo più ampio e in conseguenza una lunga recensione. Un plauso all’Editore, al bravissimo traduttore, ai preziosi suggerimenti contenuti nel testo, alla sua freschezza ma soprattutto al genio di Peter Carroll.
L’edizione italiana
Il caotico (leggi confusionario) mondo esoterico italiano saluta con entusiasmo l’attesa prima edizione italiana del Liber Null & Psiconauta di Peter J. Carrol1. In modo più schietto si potrebbe laconicamente chiosare “era ora!”
Il merito della pubblicazione italiana va a Marzio Venutti Mazzi il quale ha tradotto i due testi con la revisione di Elisa Picozza. Il tutto è introdotto dalla prefazione di Carlo Dorofatti e dalla prefazione del 2022 dello storico Ronald Hutton. L’editore è Spazio Interiore, un editore che non ha certo bisogno di presentazioni in quanto attivo da oltre un decennio sul mercato. L’Editore va anche ringraziato per aver finalmente reso disponibile un testo che fino ad oggi è stato piratato, saccheggiato e tradotto parzialmente e superficialmente da troppi internauti.
Liber Null, un caos invero poco caotico. Anzi, chiarissimo!
Gli assiomi sui quali Peter Carroll costruisce la sua vibrante visione fanno capo al pensiero di Aleister Crowley2 e di Austin Osman Spare3. A questa – di per sé – già ricca miscela di speculazioni mistiche e suggestioni magiche Carrol aggiunge alcuni concetti desunti dalla filosofia Taoista.
Il risultato è un affresco spaventosamente coerente, decisamente lontano dall’idea di caos per come comunemente viene inteso il termine. Un approccio soprattutto moderno, contemporaneo direi, a dispetto del fatto che la prima edizione del Liber Null risalga al 1978. Nella sua lucida coerenza il testo assolve pienamente al proprio intento quando fissa i cardini del pensiero magico rinvenendoli nella spiritualità più ancestrale (precetti logicamente filtrati dalla visione dell’Autore). Di tale approccio Carroll rimarca l’attualità mentre ne illustra i potenziali sviluppi futuri. La chiarezza di visione è tale che per certi versi – in chiusura della prima parte – il libro potrebbe risultare addirittura profetico.
Magia del Caos
Nella storia della magia Peter Carroll riveste un ruolo importantissimo in quanto precursore della Magia del Caos, una forma di magia moderna che affonda le sue radici nei fermenti culturali – o almeno in quelli underground – degli anni ’60 e ’70 del ‘900 e che vive una costante ascesa dai successivi anni ’80. Il Liber Null può essere considerato una sorta di manifesto della Magia del Caos.
Alla base della Magia del Caos vi è lo smantellamento delle costrizioni culturali del Magista: dogmi, complessi di credenze e rituali ormai desueti che hanno rischiato di contaminare in modo irreversibile i meccanismi di fondo attraverso cui l’uomo può operare magicamente.
Per rimarcare in modo netto il ritorno ad una dualità ancestrale quanto potente nella sua immanenza Carroll apre la propria Opera chiarendo che le due facce del potere magico si esprimono attraverso un’antitesi fatta di piacere e terrore: sesso e morte. Sono questi due poteri ancestrali che determinano il perdurare della specie; sono due concetti che regolano e governano l’universo. L’affermazione non è affatto peregrina. A ben pensarci gli affini concetti di generazione e corruzione erano già stati oggetto di un’importante scritto di Aristotele4. Il trattato aristotelico influenzerà molta della filosofia medievale, magia compresa, non ultima la visione negromantica del Cosmo di Cecco d’Ascoli5. Sui due concetti di sesso e morte Carroll costituirà in seguito il suo ordine chiamato gli Illuminati di Thanateros (unione di Eros e Thanatos).

Oltre a essere le due più grandi ossessioni e forze motrici dell’umanità, Eros e Thanatos rappresentano le vie, in positivo e in negativo per raggiungere la consapevolezza magica6.
Si tenga presente che il concetto di dualità espresso attraverso l’antitesi Eros/Thanatos attraversa tutto il Liber Null. Da questi due punti nodali dell’esperienza umana e secondo la loro scala di manifestazione e recezione da parte dell’uomo muove un sentiero di potere magico che trova poi la sua realizzazione massima nella teorizzazione di un alfabeto dei desideri creato per sigillare e direzionare la volontà magica. In verità Carroll mutua la sua teoria dell’alfabeto dei desideri dall’Opera di Austin Osman Spare7.
Quello dell’alfabeto dei desideri non è l’unico concetto ad essere stato maturato da Spare. Carroll dice infatti che la forza vitale dell’individuo è riassumibile nel concetto di Kia:
un piccolo frammento della grande forza vitale dell’universo, che contiene il duplice impulso a immergersi nella dualità e a fuggire dalla dualità8.
Una forza interiore ma al tempo stesso estrinseca all’uomo che ha la capacità di muoversi attraverso l’etere materia dualistica ma di natura molto tenue e probabilistica9. Carroll afferma che il Kia è la base della coscienza; in realtà nell’intero libro amplia spesso il concetto dandone differenti definizioni tutte adeguatamente collocate in una visione coerente. Tra le tante, per es. pag. 164, equiparerà il Kia alla possibilità di esercitare il libero arbitrio; ancora oltre, pag. 173, lo definirà una forza-coscienza insita nell’uomo, infine a pag. 176 equiparerà il concetto di Kia a quello di Angelo Custode (la forza stessa della coscienza, pag. 177). Senza addentrarmi troppo in speculazioni filosofiche, si può dedurre che egli sembri considerare il Kia come una forza/coscienza peculiare facente parte di una sorta di forza/coscienza universale che egli chiama Caos.
Non si faccia però l’errore di pensare che nella magia del Caos questi sia visto come una sorta di divinità. Piuttosto, per dirla con le parole di Hutton, nella Magia del Caos:
non vi è alcuna ingiunzione a venerare nessuna di queste entità, e non ci si aspetta neanche che esse diano leggi agli esseri umani o ne supervisionino la condotta; e nell’intero sistema non c’è assolutamente alcuno spazio per un sacerdozio, rappresentato da maghi o meno. Viene invece proclamata una cosmologia che permette grandi poteri cosmici pur concedendo comunque agli esseri umani una completa libertà d’azione. Questi poteri rappresentano corpi o campi di energia naturale, che forniscono un legame essenziale con l’universo e a cui gli esseri umani possono attingere per i propri bisogni. Da essi possono essere fabbricate o percepite forme di spiriti individuali con cui i maghi possono lavorare per raggiungere la definizione che lo stesso Pete dà alla magia, ovvero: L’elevazione dell’intero individuo in perfetto equilibrio con il potere dell’infinito10.

In altre parole la visione di Carroll sembra essere vagamente affine ad una una sorta di collegamento universale per certi versi simile al πάν ἐν τὸ πάν (pan en to pan, uno è il tutto) che l’antichità associava al simbolo dell’uroboros. La compartecipazione microcosmica sembra essere avallata da Carroll stesso quando afferma:
Nella misura in cui il Kia può unirsi al Caos, può estendere la sua volontà e la sua percezione nell’universo per compiere magie11.
Gnosi
Per facilitare tale processo Carroll raccomanda di raggiungere un particolare stato coscienza focalizzata che egli chiama Gnosi. Tale stato di coscienza è conseguibile attraverso alcuni metodi adeguatamente descritti nel libro: respiro, danza, la posizione della morte (un altro concetto desunto da Spare); ma anche evocazione, invocazione, divinazione e sigillazione. Quest’ultima ha un posto di rilievo nella teoria della Magia del Caos, Carrol ne parla diffusamente al momento di illustrare il suo alfabeto del desiderio.
Tutti questi sistemi permettono di superare la soglia del censore psichico e di mettere in moto la volontà del mago adeguatamente caricata. Il sistema che il mago sceglie di adottare per operare magicamente non fa differenza purché sia funzionale allo scopo. Ma nemmeno la filosofia cui si appoggia, provvisoriamente o meno. Carroll descrive quattro approcci filosofici che chiama credenze casuali, tutte finalizzate a fornire un substrato speculativo su cui costruire delle basi operative. Ciò vale anche per le divinità cui votarsi (se proprio si vuole. La Magia del Caos non contempla divinità), queste possono essere considerare qauli spaccati dell’architettura magica dell’Universo che riflettono peculiarità dell’uomo. Pertanto il connettervisi – qualora lo si desideri – può risultare estremamente utile.
Anche per lo stato di Gnosi, come già per il Kia, Carroll fornisce nel corso del libro varie definizioni intese a renderne il senso ultimo in modo più completo possibile, per esempio a pag. 199 definisce lo stato di Gnosi la focalizzazione della coscienza attraverso mezzi fisiologici.
L’evoluzione della coscienza
Del Liber Null colpisce l’estrema chiarezza espositiva supportata dall’assenza di refusi nella sua traduzione italiana (di questi tempi è un lusso! Complimenti ai curatori e all’editore). Quella che mi ha colpito di più è la parte conclusiva del libro nella quale Carrol illustra una sua visione dell’evoluzione della coscienza attraverso una visione più spirituale che magica.
Le fasi, o eoni, che l’Autore descrive sono quattro: il primo è l’emergere della spiritualità delle nebbie del tempo e sembra riferirsi ad un’età aurea quando i governanti degli uomini avevano una ferma padronanza delle forze psichiche12. Questa forma di coscienza, dice Carroll, ha lasciato il segno nelle forme popolari di stregoneria e magia. Il secondo eone avviò quando l’uomo iniziò a praticare l’agricoltura e a costruire le prime città. La conoscenza delle forze psichiche divenne più confusa ed esse vennero estrinsecate dall’uomo per essere personificate in déi. Il terzo eone vide l’ascesa del monoteismo: nell’eone monoteistico le persone veneravano una versione esclusiva e idealizzata di sé stessi13. Un’affermazione che mi ha reso veramente felice di aver acquistato il libro! Il quarto eone, quello attuale, è quello ateistico che racchiude in sé idee radicali e assolute sul fatto che l’universo possa essere compreso e manipolato attraverso l’osservazione attenta del comportamento delle cose materiali14. Carroll afferma che ci stiamo dirigendo verso un quinto eone, quello del Caos15, se questo vedrà un ritorno della spiritualità primeva o il trionfo di un materialismo gretto quanto fine a sé stesso dipende solo da noi.
Il discorso degli eoni segue il capitolo sull’alfabeto dei desideri; tale capitolo si chiude proprio con una bella disamina del concetto di desiderio che lascio scoprire al lettore. Ma anche il successivo capitolo in un certo senso torna sul tema affrontando, al momento di osare pronostici, il tema del consumismo e dei desideri indotti. Le parole di Carroll sembrano risuonare perfettamente aderenti al nostro tempo, si ha l’impressione di leggere un resoconto della nostra società post consumistica nella quale desiderio e ossessione (creata ad arte dai media) si confondono sempre di più. In queste poche pagine di considerazioni il libro è addirittura profetico! E ricordo che è stato scritto nel 1978.
Il libro si chiude con una disamina delle varie possibilità che ha il mago di reincarnarsi, in particolare attraverso tre tipologie di rituali, il rito rosso, il rito nero e il rito bianco.
Psiconauta
Il testo del Liber Null si conclude a circa metà libro e lascia lo spazio a quello che a detta dello stesso Carroll (pag. 121) ne è la naturale integrazione, lo Psiconauta. Già dalle prime righe Carroll ribadisce l’ambizione del libro di guidare il lettore a ritrovare quella connessione col Tutto annichilita da millenni di speculazioni teologiche quanto dogmatiche; ciò in virtù del fatto che la nuova magia si è allontanata dalle sovrastrutture del mondo medievale candidandosi a divenire l’iperscienza del futuro:
Le tecniche della magia diventeranno le iperscienze del futuro. L’origine di queste arti non si trova nelle civiltà medievali o pagane, ma nelle culture animistiche e sciamaniche, dove raggiungono la loro forma più sviluppata16.
Inoltre, aggiunge Carroll nell’introdurre il libro, i capitoli possono essere letti anche in ordine differente da quello con cui sono stampati: ognuno di essi forma un contributo autoconclusivo pur se collocato in una prospettiva più ampia17..
Nel primo capitolo si incontra un altro concetto impprtante, quello di mindfucking, letteralmente fottere la mente. Secondo Carroll la destrutturazione dei sistemi di credenze deve necessariamente attraversare sentieri liminali quali l’umorismo, la credenza casuale, la contro-informazione e la disinformazione. In nota il curatore spiega che tale atteggiamento – proprio del mindfucking – è una pratica del discordianesimo che usa satira e disinformazione per destabilizzare credenze rigide18.
Segue un capitolo dedicato al lavoro magico di gruppo. Chi mi conosce sa che non sono un sostenitore dei lavori di gruppo e pertanto il mio punto di vista su questo capitolo potrebbe essere viziato. Ho trovato il successivo capitolo dedicato agli automatismi e alla consapevolezza ricco di spunti di riflessione, non ultimo il concetto che chiude il discorso:
La maggior parte degli stati di trance e ipnosi sembra collocarsi a meta strada tra gli automatismi e lo stato onirico. Ho anche il sospetto che alcune parti dello stato onirico continuino a operare, senza che ce ne accorgiamo, durante la veglia, esattamente come le stelle continuano a brillare di giorno senza che le notiamo19.
I Riti del Caos
I capitoli seguenti sono puramente operativi con l’esposizione dell’attacco magico, le considerazioni in merito sono sintetiche quanto lucidissime, e l’esposizione dei cinque Riti del Caos: Messa del Caos, Iniziazione, Esorcismo, Estrema Unzione e Ordinazione. Carroll chiarisce che tali rituali possono essere officiati sia dal singolo praticante che da un gruppo organizzato. La Messa del Caos è un rituale estremamente suggestivo nel quale vengono tracciati i cerchi e triangoli tipici dell’evocazione magica, si fa uso dei nomina arcana e si invoca l’energia di Bafometto. Carroll tornerà a parlare di Bafometto nel paragrafo dedicato all’Estrema Unzione definendolo bacino di forza vitale di questo mondo20 nel quale il Kia dell’iniziato è destinato a dissolversi dopo la morte allo scopo di formare nuovi Kia destinati ad abitare nuovi esseri.
Ho trovato molto importante il riferimento a Baphomet con la concisa evocazione riportata da Carroll. In questo blog sono già stati pubblicati due articoli sulla figura del Baphomet e altri due saranno pubblicati nei prossimi mesi. Per quanto ancora non voglia sbilanciarmi sulle conclusioni cui sono giunto ritengo che l’Archetipo di Bafometto, universalmente noto e vincolato di volta in volta a scuole di pensiero estremamente differenti tra loro (massonica, stregonica, alchemica, satanica, talvolta persino cristiana e molto altro), sia una “divinità” – stiamo parlando di Magia del Caos, il virgolettato è d’obbligo – che ben si accorda con la visione del mago caota.
Il paragrafo sull’iniziazione mi ha lasciato un po’ perplesso lo ammetto. Ho percepito tutto molto simile ad un grande gioco di ruolo. Ma forse è più la mia ritrosia a far parte di ordini, conventicole o gruppi organizzati che ha pesato sul giudizio. Interessantissimo invece il paragrafo sull’Esorcismo:
Gli esseri umani sono infatti perfettamente in grado di causare tali manifestazioni senza rendersi conto di ciò che stanno facendo […] Se si verificano fenomeni psichici oggettivi come materializzazioni, rumori, improvvisi cali di temperatura o oggetti scagliati in giro, l’esorcista non dovrebbe immediatamente giungere alla conclusione che vi sia la presenza di entità completamente extra-umane. Gli esseri umani sono infatti perfettamente in grado di causare tali manifestazioni senza rendersi conto di ciò che stanno facendo21.

Ti prego, supplico e scongiuro lector! Stampa la citazione sopra su una bella tavola in abete (che è legno dolce, tranquillo) e sbattila in testa ad ogni presunto contattista ogni volta che gabella atteggiamenti schizofrenici come reali connessioni con l’altro mondo. Anche perché tali presunte connessioni invero finiscono per diventare ossessioni. Carroll definirà questi effetti collaterali ossessivi col nome di Choronzon22.
Tornando alle possessioni, Carroll non sembra escludere la possibilità di una reale possessione pur se, pare di capire, la considera un evento raro e quasi sempre derivante da egregora o energie pischiche (pag. 147) in un certo senso nutrite dal posseduto o dall’ambiente attorno a lui. Concludono il capitolo due paragrafi, uno sull’Estrema Unzione – cui ho brevemente fatto riferimento sopra parlando di Bafometto – e uno sull’Ordinazione. Ho trovato questo capitolo molto interessante.
Mi permetto di suggerire al traduttore del testo una possibile integrazione. Nel capitolo dedicato agli influssi della Luna e degli astri in genere Carroll fa riferimento al ciclo delle macchie solari che si dipana per un periodo di 22 anni. L’Autore propone anche di indagare la possibilità che il numero degli Arcani Maggiori dei Tarocchi sia simbolicamente legato a tale ciclo. Carroll parla dei Tarocchi adoperando il termine Atu, termine reso noto da Aleister Crowley. In nota il traduttore rileva come Atu possa discendere dalla parola egizia per casa o dimora. Ciò potrebbe spingere a considerare ognuno dei singoli Arcani quale casa in senso simbolico, singolo punto nodale di un cammino inziatico fatto appunto di 22 case. Molto onestamente aggiunge che l’ipotesi ha valore come insegnamento esoterico ma non è sorretta da nessuna tesi linguistica. Ciò è corretto. Tuttavia ritengo che la definizione del Crowley di Atu calchi il francese atout, ovvero la parola che indica la briscola nel gioco del bridge. Con ogni probabilità lo stesso Crowley conosceva certamente la parola egizia per casa ma credo anche che non gli sia sfuggita la similitudine tra la pronuncia di Atu e atout. E forse ci ha giocato un po’ sopra. Tuttavia questa è soltanto una ipotersi personale.
Dopo un capitolo dedicato alle sostanze psicotrope Carroll presenta una visione della generale della prospettiva magica attraverso quattro assiomi, Caos, Bafometto, il Censore Psichico e Choronzon.
Piccolo OT: come ho detto sopra sto scrivendo quattro contributi su Baphomet, sia per divulgare una parte dei miei studi in merito sia per fissare un punto su cosa per me, nella mia visione, sia il Baphomet. Il terzo e il quarto contributo sono in fase di elaborazione e i loro titoli provvisori si possono già vedere in chiusura del secondo. In particolare il titolo del quarto contributo è Un solo dio, tutti gli déi. Questo per dire quanto io mi senta in linea con l’interpretazione che Carroll da del Bafometto. Carroll parte dalle raffigurazioni del dio cornuto della preistoria e, senza perdere di coerenza, traccia una linea di evoluzione dell’archetipo di Bafometto, il dio dei maghi, di pari passo all’evoluzione della coscienza umana. Trovo questo paragrafo uno dei più belli della seconda parte. In un successivo capitolo dedicato allo gnosticismo Carroll tornerà sull’argomento per spiegare in maniera molto lienare la visione gnostica dell’universo ed equiparerà Bafometto a Ialdabaoth, il demiurgo degli gnostici23.
Se proprio si deve fare gruppo
Come ho detto non sono un gran sostenitore dei lavori di gruppo e tuttavia se proprio si intende seguire una via di evoluzione in seno ad un gruppo, una loggia o conventicola – o come vi piace più chiamarla – il capitolo sul sacerdozio occulto fornice un nucleo di insegnamenti in merito. Secondo Carroll un cammino di sacerdozio magico dovrebbe rispondere a determinati step che egli identifica in cinque bisogni fondamentali dell’uomo: fornire tecniche di ingegneria emozionale, dare un senso alla vita, offrire un mezzo di intercessione o intervento, fornire una spiegazione alla morte, formulare una struttura sociale o culto. A dispetto della sua natura ho comunque trovato questo capitolo ricco di stimoli. Condivido gran parte delle affermazioni di Carroll in particolare quelle in merito alla struttura sociale e mi piace come l’Autore chiosa a chiusura di capitolo che un vero ordine magico […] conduce una guerriglia psichica contro tutti i culti e le religioni oscure, comprese le filosofie materialiste24. Ma, avverte Carroll non sensa ironia, fate attenzione perché spingere l’idividuo a prendere il controllo della propria spiritualità è considerato un atto ancora troppo sovversivo… Potreste ricevere la visita della polizia.
Punti di vista; dagli strumenti agli universi
Un altro punto di forza del libro è il fatto che Carroll faccia riferimento agli strumenti magici tradizionali, pentacolo, bacchetta, spada, coppa e lampada, soltanto a circa venti pagine dalla conclusione.
Se ho compreso bene lo straordinario affresco dell’Autore tali strumenti benché funzionali ad estendere la volontà dell’operatore sono comunque soggetti alla capacità del magista di essere nella corretta forma mentis. Ovvero, molta della trattatistica magica avvia proprio parlando degli strumenti magici in virtù della loro simbologia che rimanda a quella dei quattro elementi: bastone, fuoco; coppa, acqua; spada, aria; pentacolo, terra. In una visione tradizionale, che contempli un universo popolato da forze senzienti gerarchicamente superiori ed estranee alla mente umana ma in un certo senso vincolate all’uomo, quasi fossero grandi entità parentali, ha un senso partire dalla descrizione degli strumenti. In quanto si fa derivare il potere dalla corretta connessione con quelle energie significate proprio dagli strumenti ma che restano comunque esterne dall’influenza della mente umana. Questa visione chiede di comprendere, canalizzare, veicolare un potere. Ma nella visione di Carroll, che invece il potere insegna a crearlo, il magus attinge dalla forza animatrice dell’intero vasto universo [che] può essere chiamata caos, quel vuoto inespresso e gravido da cui sorgono l’esistenza manifesta, l’ordine e la forma […] onnipresente e non dualistico25 la forza necessaria a creare e nutrire i propri sistemi, stumenti e persino divinità con un specifico fine; fine che sovente è temporaneo e non viene esteso oltre il raggiungimento dello scopo prefisso. Va da sé che in questa visione non ha alcun senso anteporre la conoscenza degli strumenti alla comprensione delle dinamiche interiori dell’adepto. E tuttavia le parole che Carroll dedica agli strumenti magici sono altamente evocative e ricche di spunti. Mi ha colpito, ad esempio, il concetto di Coppa associato al Mazzo dei Tarocchi. Di fatto il Mazzo è un grande contenitore di simboli, suggestioni, significati, proprio come una ideale coppa.
Al capitolo dedicato agli strumenti segue quello sui paradigmi di pensiero che codificano la percezione dell’Universo attorno a noi. Carroll propone sei paradigmi magici come potenziali vie di approccio all’esistenza: paradigma caoeterico, manipolazione delle probabilità, teoria dei campi morfici, universo creato dall’osservatore, universo oleografico e dimensionalità superiore. La maggior parte di essi, osserva l’Autore, è strutturata su tre realtà: primaria, secondaria, terziaria. Lascio al lettore il piacere di gustare le considerazioni di Carroll in quello che ho trovato uno dei capitoli più ricchi di spunti di tutto lo Psiconauta.
Altrettanto gustoso è il capitolo che narra alcune delle esperienze dell’Autore. Tra i tanti mi ha colpito l’immagine di un giovane Carroll che sperimantava allucinogeni per trovare la propria vera anima: scoprii che nel nucleo più profondo del mio essere esistevano soltanto il potere della volontà e quello della percezione. Tutto il resto era superfluo, e poteva essere sfrondato26.
Concludono il libro due capitoli, uno sulla teoria della catastrofe, in sostanza una serie di metodi funzionali a maturare differenti stati di credenze (anche in modo anomalo, improvviso, caotico) basati su teorie matematiche, l’altro sulla teoria del caos e la magia. Carroll considera la teoria del caos come una diretta evoluzione della teoria della catastrofe. Il libro si conclude parlando della necessaria comprensione da parte del magista di vivere un universo intrinsecamente caotico e casuale che ha implicazioni profonde per la pratica magica. E consigliando al magus di imparare a incantare a lungo termine e divinare a breve termine in quanto futuro e passato restano soggetti a cambiamento27.
Conclusioni: Peter Carroll, moderno caota e uomo del Rinascimento (magico)
Il sistema di Carroll non poteva non incontrare consensi unanimi, è una forma di magia moderna, diretta, priva di sovrastrutture pesanti quanto limitanti per l’uomo moderno. Eppure ha un punto di forza che lo raccorda in modo impressionante alla Tradizione: come detto più sopra Carroll non fa derivare il successo dell’operazione magica dal rituale (si: facendo determinate cose, in determinati tempi, con determinati modi si ottengono determinati risultati è nel 90% dei casi una puttanata), Carroll fa derivare il successo dell’operazione magica dal Magus. È questi che fa la differenza. Nelle sue intenzioni, nelle sue motivazioni profonde, nella capacità di crederci, nelle sue capacità di riferirsi ad una sua visione coerente dell’universo, persino nelle sue capacità di ridere (le considerazioni sul potere del sorriso sono tra le più belle del libro). Carroll pone l’uomo e il suo potere immaginativo al centro del sistema che propone nel Liber Null & Psiconauta. Così come il celebre mago rinascimentale, Cornelio Agrippa28, parlava del potere della Phantasia come solida base di ogni operazione magica e vero motore energizzante della volontà del magus. Entrambi, a loro modo, pongono l’uomo al centro del proprio microcosmo, alla fonte del proprio potere, all’origine del proprio successo.
Così come, a scuola ce lo insegnano, il Rinascimento pose l’uomo al centro del Cosmo.
Crediti fotografici: © Marco Barsotti 2025

- Patching, Regno Unito, 1953. La prima edizione del Liber Null è del 1978; la versione rivisitata del testo cui è stato aggiunto il libro dello Psiconauta è del 1987.
- Edward Alexander Crowley; Leamington Spa, 1875 – Hastings, 1947.
- Snow Hill, 1886 – Londra, 1956.
- Stagira, 384 a. C. – Calcide, 322 a. C. Cfr. Aristotele, La generazione e la corruzione, a cura di Maurizio Migliori e Lucia Palpacelli, Bompiani, Milano 2013.
- Francesco Stabili di Simeone, Ancarano, 1269 – Firenze, 1327. Cfr. Cecco d’Ascoli, Opere latine, a cura di Marco Albertazzi, La Finestra, Lares 2022.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 29.
- In particolare per ciò che concerne l’alfabeto dei desideri il lettore italiano può reperire Il Libro del Piacere, a cura di Dario Spada, Edizioni All’Insegna di Ishtar, Torino 1993; una nuova edizione è stata curata da Roberto Migliussi per Media Print, Livorno 2017.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 45.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 45.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 15.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 45.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 102.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 104.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 104.
- L’argomento verrà ripreso e ampliato nel libro seguente, Psiconauta, nel paragrafo dedicato a Bafometto. Cfr. Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 167 e seg.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 121.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 121.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 125.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 133.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 149.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 145-147.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 174.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 185.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 196.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 169.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 212.
- Peter J. Carroll, Liber Null, a cura di Marzio Venutti Mazzi, Edizioni Spazio Interiore, Roma 2025, pag. 226.
- Colonia, 1486 – Grenoble, 1535.
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