di Lorriane Anderson,
Juliet Diaz, Giada Rose e Tijana Lukovic
Editore: Rockpool Publishing, NSW Australia, 2020-2025
Formato 10x14x3,5 cm – 8 cofanetti + guide di 180
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Valutazione ⭐ ⭐ ⭐ ⭐ ⭐
Indice dei contenuti
Si è di recente conclusa la pubblicazione degli otto cofanetti della serie Season of the Witch di Lorriane Anderson, Juliet Diaz, Giada Rose e Tijana Lukovic iniziata nel 2020. L’evento si presta ad uno sguardo corale sui mazzi per rimarcarne la bellezza oltre che, per i pochi che se li fossero persi, consigliarne l’acquisto.
Il contesto
Il neopaganesimo ad oggi è una realtà. Certo frammentaria, discontinua, in cerca di una identità che ogni giorno diventa sempre più solida a dispetto dei soliti critici. Se poi sia giusto parlare di paganesimo, neo-paganesimo o ritrovata visione spirituale non è argomento dell’articolo, avrò altre occasioni per parlarne. Per ora basti dire che come ogni cosa viva la dimensione magica e le filosofie da essa derivate o affini ad essa sono vitali, vibranti e soprattutto in continua trasformazione. Ne sono un esempio il dilagare delle molte visioni neopagane o neostregoniche ma anche di interessanti forme di magia moderna versatili e complete pur nella loro immediatezza; penso per esempio alla magia del caos della quale avremo occasione di parlare appena avrò terminato la lettura della (attesa!) edizione italiana del Liber Null di Peter Carroll.
In questo calderone dove ribollono tradizione e innovazione non potevano mancare di inserirsi i Tarocchi, col proliferare di moltissimi mazzi alcuni dei quali davvero notevoli. E nemmo potevano mancare i mazzi oracolari in genere.
Uno dei più belli – o per meglio dire alcuni tra i più belli – è il Season of the Witch, serie di otto mazzi dedicati ognuno ad uno degli otto sabba dell’anno.
La serie
La serie Season of the Witch consta di otto mazzi oracolari di 44 carte ciascuno. Ognuno dei singoli mazzi è dedicato ad uno degli otto sabba della Ruota dell’Anno.
E qui i puristi potrebbero già iniziare a storcere il naso: al neopaganesimo si contesta l’arbitriarità con cui sarebbero stati canonizzati negli anni ’60/70 del ‘900 gli otto punti nodali della Ruota dell’Anno, i sabba1; si dice che degli otto sabba canonici della Ruota dell’Anno non vi siano tracce storiche sicure, ma solo vaghi accenni qua e la in opere non sempre collocabili con sicurezza in una storia e tantomeno in una visione spirituale proprie del paganesimo dell’Europa antica. Tra le testimonianze si menzionano per esempio la festa del Trinuxtion Samoni, o Samonios, celtico (calendario di Coligny) o il Lidha (Litha, il Solstizio d’Estate) menzionato nel De Temporum Ratione di Beda il Venerabile. Anche su questo aspetto si potrebbe soprassedere con tranquillità (e magari anche questo rimandarlo ad un prossimo contributo) anche perché per ciò che concerne la documentazione sulla ricezione delle feste legate al ciclo annuo ad oggi si può accedere ad una vasta mole di documentazione. A partire – per esempio – da Le Origini del Teatro Italiano del Toschi2 (che sto rileggendo proprio per questo blog) fino agli studi del Lanternari o ai più recenti lavori di Sonia Barellari e altri importanti studiosi.
Canonici o meno che siano, riconosciuti o meno che siano, gli otto sabba del ciclo dell’anno (o della Ruota, come sarebbe più corretto dire secondo il neopaganesimo) sono comunque riconosciuti e accolti dalla quasi totalità dei pagani di oggi. Questo conta al fine della nostra recensione.
Per i profani la sequenza con cui si hanno gli otto sabba è: Mabon (equinozio di Autunno, circa 21 settembre); Samhain (31 ottobre); Yule (solstizio d’Inverno, circa 21 dicembre); Imbolc (1° febbraio); Ostara (secondo altri Œstara, equinozio di primavera, circa 21 marzo); Beltane (Calendimaggio, 30 aprile); Litha (soltizio d’Estate, 21 giugno); Lughnasadh o Lammas (1° agosto)3.

Da Samhain a Ostara
Non vi è da parte del neopaganesimo una linea comune su quale sia il primo sabba dell’anno magico. Secondo alcuni è Ostara, secondo altri Yule. Il Season of the Witch fa partire l’anno da Samhain (31 ottobre) in quanto questo è stato il primo mazzo ad essere pubblicato.
Questa però potrebbe essere stata anche una buona mossa commerciale. Negli ultimi decenni la festa di Samhain, volgarmente chiamata Halloween, ha travalicato i confini USA e si è diffusa a macchia d’olio in tutto il mondo. Riappropiandosi per fortuna anche delle sue radici europee.
Quello del Season of the Witch è un Samhain molto bello, a tratti un po’ horror, in generale cupo, goth. E forse glitterato (quando il mazzo uscì si era in Mercoledì Addams-mania e di fatto la carta rappresentata sulla cover del cofanetto ricorda lo stile della secondogenita di casa Addams)
Via via che si scopre il mazzo questo si fa più cupo, oscuro, e a questo contribuisce anche la palette dei colori.
Colorati, funzionali e soprattutto coerenti
Palette che torna quale tratto distintivo di tutti gli otto mazzi non solo nelle carte ma anche nella lamina a caldo che riveste i titoli: rosso scuro per Samhain, verde scuro per Yule, blu scuro per Imbolc, rosa chiaro (quasi argentato) per Ostara, oro per Beltane, viola per Litha, di nuovo oro per Lammas. I colori delle lamine sono poi riproposti come colore dominante nel retro delle carte.
A proposito delle carte: lo spessore è davvero molto soddisfacente ma si nota una sottile differenza di spessore nella carta adoperata per stampare l’ultimo mazzo, quello di Ostara, rispetto agli altri sette.
Oltre che per le palette le immagini dei vari mazzi si fanno apprezzare per lo stile forse un po’ naif ma immediate e fresche. In questo senso è determinante il fatto che le immagini siano state dipinte e non generate al computer (o almeno così pare di capire da alcune carte nelle quali la stampa sembra tradire l’intreccio della tela).
Certo i simboli sono quelli del mondo anglofano: lepri, torte di mele, blackberries, grandi fattorie dipinte di rosso (tipiche dell’ambiente rurale americano), scirioppi d’acero e via dicendo. Eppure anche questa commistione un po’ USA e un po’ europea (soprattutto per i mazzi invernali di Yule e Imbolc che strizzano l’occhio al mondo nordico) non da fastidio. Anzi nel complesso dona una coerenza di fondo a tutta l’Opera permettendo a chi consulti i mazzi di percepire lo spettro completo di una visione della società (globale, non solo americana) che sta mutando la propria percezione della spiritualità. Credo che ciò dipenda dal fatto che le autrici non sono tutte statunitensi: Tijana Lukovic è belga, Juliet Diaz cubana; mentre statunitensi sono Lorriane Anderson e Giada Rose. Probabilmente le differenti origini delle autrici e delle grafiche è stata la carta vincente dell’intero progetto.
Di nuovo alcuni puristi irriducibili potrebbero osservare che comunque il simbolismo scelto, il linguaggio direi, resta quello maturato (e solo in seguito commercializzato e per alcuni addirittura volgarizzato) del mondo anglofono. Qui il terreno potrebbe farsi molto scivoloso!
È pur vero che l’America ha maturato nel tempo dei propri valori, condivisibili o meno che siano, che ha poi propagati grazie anche all’industria dell’entertainment, ma le radici di molta della spiritualità made in USA originano comunque nel vecchio mondo: Samhain, il Natale, la Pasqua (l’equinozio di primavera di fatto determina il cadere della Pasqua) e via dicendo, sono e restano nelle loro origini europee o vicino orientali. Una volta trovati i link giusti non è difficile entrare in risonanza con i mazzi della serie. E scoprire che parlano, parlano eccome!
Di nuovo per i profani: quando in Cartomanzia si dice che un mazzo parla si intende dire che il mazzo è funzionale alla divinazione in quanto risulta estremente facile entrare in sintonia con i simboli rappresentati nelle carte.

Tirando le somme
A conti fatti la serie Season of the Witch rappresenta una bellissima opportunità per aprirsi al mondo dei mazzi oracolari, per comprendere molti dei valori tradizionali e il loro impatto nonchè la loro evoluzione in seno ad una modernità che sta mutando ma anche, se vogliamo, ad una rinnovata visione spirituale che (troppo) spesso guarda al modello anglosassone come modello di ricerca e comprensione della dimensione spirituale. E ciò vale soprattutto per il neopaganesimo.
Che però avrebbe altre radici, più europee di quanto si creda… Il mondo anglosassone si e soltanto limitato a renderlo fruibile a noi moderni. Ma questa è un’altra storia e, chissà, forse un giorno o l’altro farà capolino tra le pagine di questo blog
Due ringraziamenti
Oltre a consigliare l’acquisto degli otto mazzi, anche separatamente in quanto al momento sono tutti disponibili, voglio ringraziare Florencia Venegas che per prima mi fece scoprire questa serie regalandomi il mazzo di Samhain, mazzo che non ho potuto tenere come tutti i mazzi che mi vengono regalati e Gaia per avermi in seguito consigliato di riscoprire questa serie (per la mia gioia e quella di Amazon).
Crediti fotografici: © Marco Barsotti 2025

- Di fatto gli otto sabba dell’anno sono legati ai soltizi e agli equinozi nonchè ai punti intermediani tra tali eventi astronomici.
- Boringhieri, 1999. Ma l’ed. originale è del 1955.
- Si noterà che sono gli stessi giorni nei quali sul mio sito dedicato a La Lucerna di krónos avverto del fatto che non tengo consulti. Questo perché comunque le si voglia onorare queste giornate sono ideali per la meditazione e la riconnessione con le energie cosmiche (o comunque si voglia chiamarle).
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