di Ronald Hutton – Traduzione di Marco Cupellaro
Editore Il Saggiatore, Milano 2021
Formato 15×22 cm – brossurato – Pagine 420
EAN: 9788842828549
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Valutazione ⭐ ⭐ ⭐ ⭐⭐
Indice dei contenuti
Le streghe di Ronald Hutton rompono gli schemi, riscrivono la storia, sono le eroine di un affresco corale della vicenda storica – ma soprattutto antropologica – della stregoneria.
Il lavoro di Hutton non è soltanto meritevole ma è per certi versi innovativo, molto innovativo. Almeno per noi italiani, ormai – troppo – disabituati a vedere negli scaffali delle librerie studi dotati di spessore critico e che siano redatti con canoni scientifici.
Una visione più ampia
Cosa è strega? Chi è strega?
Sono le domande che aprono lo studio di Hutton e che guidano il lettore nell’identificazione dei tratti peculiari della figura. Hutton chiarisce sin dalle prime pagine che ci sono ben quattro tipologie di strega. Ma, specifica, la strega di cui parla la sua storia non è semplicemente colei usa la magia, né è colei che idealmente raccorda la propria visione spirituale a quella dei culti precristiani. Strega è colei (ma anche colui) che agisce per costringere, per piegare, che padroneggia l’arte del maleficium. Il termine va qui inteso nella sua accezione più arcaica quando non indicava solamente il rituale di magia nera quanto un delitto sui generis. Nella lingua inglese – specifica l’Autore – tale potere è tratto distintivo di chi pratica una via di witchcraft, stregoneria appunto.
Questo tipo di strega, secondo la definizione di Hutton, risponde a precise cartteristiche:
• la strega nuoce con mezzi occulti;
• la strega minaccia la comunità dal suo interno;
• la strega si muove in seno ad una tradizione;
• la strega è malvagia.
A queste caratterisctiche che delimitano la figura della strega lo storico aggiunge un quinto punto: alla strega ci si può opporre. Tramite magia profilattica, preghiera, esorcismo o per mano del legislatore.
Questa è la strega della quale si occupa il libro di Hutton, una figura ribelle e indomita che differisce dei maghi di servizio, ovvero da coloro che pur essendo possessori di conoscenze arcane pari a quelle della strega utilizzano il proprio potere a scopi curativi o profilattici.
La prima parte del libro quindi definisce e colloca la strega secondo criteri antropologici, con particolare attenzione al ruolo che questa riveste nelle società tribali. Il materiale utilizzato copre un ampio arco temporale e spaziale: dall’Europa alle Americhe, dall’Oriente all’Africa. Dall’Antichità fino al XX secolo.
Da questa prima parte si intuiscono già i solchi di quelle che saranno le piste successive. Hutton non riconduce la strega ad una devota del Diavolo, non la vede come ribelle ad un credo ufficiale. La strega di Hutton è più sciamanica, più una signora delle piante e degli animali, più una wice (una saggia) esperta in magia. Ma che non si vincola a nessun culto o scuola filosofica in particolare. Né tanto meno al Diavolo.

Il grande assente
Il grande assente dell’intera opera è lui, il Diavolo.
Il Signore delle Tenebre cui spesso è associata la figura della strega compare quale figura sfocata sullo sfondo di un affresco più ampio. La (quasi) assenza del Diavolo è in linea con l’intento dell’opera: una visione globale del tema della stregoneria di taglio socio-antropologico prima che storico; guardare alla figura della strega soltanto come adepta del Satanismo avrebbe ridotto lo spettro delle indagini alla sola concezione del mondo cristiano.
Mondo che comunque Hutton indaga: alla concezione della strega satanica sono dedicati parte del penultimo e l’intero ultimo capitolo (Come il medioevo trasformò la strega e Il mosaico moderno). Due capitoli che ho trovato completi ma a tratti didascalici. Il motivo di tale approccio è semplice: di fatto esistono fior fiore di studi sulla demonologia medievale e rinascimentale. Calcare la mano sull’evoluzione del concetto di Diavolo in seno al cristianesimo avrebbe appesantito il volume. Certo, questo non esime l’Autore dal rendere conto intorno a quella che fu l’evoluzione della demonologia in seno alla speculazione teologica cristiana (e in seguito cattolica e protestante). Proprio questi due due ultimi capitoli raccontano pertanto l’ultima metamorfosi della strega, quella reinterpretazione cristiana della figura che inizia intorno al XIV secolo ed evolve fino al XVII. In questa parte compare il Diavolo ma soltanto come attore in un dramma più ampio, molto umano e meno teologico: il dramma della repressione.
Repressione che, precisa Hutton, benché ci sia stata – e sia stata anche pesante – nel cattolicesimo non ha mai raggiunto il livello fobico proprio delle confessioni protestanti. Questa parte del libro è ricca di spunti, suggerimenti – volontari o meno – capaci di originare grandi riflessioni. Forse ne riparlerò in futuro…
All’ombra dei saggi
Piuttosto la parte che ho trovato più interessante è quella che ripercorre la genesi della figura della strega e il suo sviluppo, dalla Mesopotamia al Mondo Classico, nonché lo sforzo di ricostruire una continuità della figura dalla tarda Antichità fino all’Alto Medioevo. L’opera di Hutton ha il merito di far luce in modo chiaro sulla repressione della magia e della stregoneria in seno alle culture greca e romana. Raramente l’Autore si serve di opere di teatro o di letteratura (a differenza di molti suoi colleghi), più spesso passa in rassegna la materia legale e in qualche caso riporta episodi di vere e proprie cacce alle streghe ante litteram.
Questa è la parte più corposa (e ghiotta) dell’opera. Hutton cala il discorso sulla stregoneria in un più ampio panorama dedicato alla magia e procedendo nella ricerca della strega rende merito ad ognuno dei giganti che lo hanno preceduto. Di tutti riporta le tesi e sulla base degli spunti che ricava dalle loro esposizioni illustra potenziali prospettive di ricerca. E i nomi sono quelli che contanto, quelli importanti. Tra questi vi sono Keith Thomas (La Religione e il Declino della Magia1), Gustav Henningsen (L’Avvocato delle Streghe2), Norman Cohn (I Demoni dentro3), Richard Kieckhefer (La Magia nel Medioevo4, Forbidden Rites5), Wilhelm Grimm (oltre che celebre per le fiabe il Grimm fu un eccelso filologo e folclorista e molte delle sue teorie sono alla base di interpretazioni moderne del fenomeno della stregoneria), Carlo Ginsburg (I Benandanti6, Storia Notturna7), solo per ricordare alcuni tra i più celebri. Senza la conoscenza delle opere di questi studiosi la parte più ampia e godibile dell’Opera di Hutton rischia di non essere compresa pienamente.

Riscrivere la strega, il sabba e la magia
Hutton riesce a ricostruire un filo conduttore attraverso le interpretazioni dei summenzionati storici, folcloristi e ricercatori servendosi anche di una documentazione inoppugnabile.
In questa parte l’Opera sposta il focus della ricerca nel continente europeo spaziando dalla tradizione siciliana delle Donas de fuera fino ai troll del grande nord (che spesso nel folclore rivestivano ruoli simili a quelli dei demoni cristiani). Benché il campo di indagine sia ampio Hutton riesce a guidare coerentemente il lettore nell’evoluzione della figura della strega.
Anche in questo libro, come già detto del volume Streghe Pagane, la parte dedicata alle figure dell’Alto Medioevo (Abundia, Richella, Domina Ludi ecc.) è chiara e ben documentata. Aggiungerei finalmente, dopo anni nei quali scrivere di stregoneria in relazione all’Alto Medioevo significava commentare unicamente il Decretum di Burcardo di Worms.
Piste da battere e spunti di riflessione
A fine lettura si ha la sensazione di aver davvero letto un’opera composita e lineare e le considerazioni conclusive di Hutton sono preziose quanto stimolanti.
In sintesi, dopo aver ripercorso brevemente il proprio cammino, Hutton chiude l’opera affermando che possiamo conoscere come, quando e perché la figura della strega si è evoluta dall’Antichità ad oggi ma il suo credo, le sue esperienze estatiche, la sua ritualità per certi versi ci risultano ancora molto oscure. In sostanza, dice Hutton, se non si può sposare la tesi che vuole la presenza di congreghe organizzate diffuse capillarmente nel continente europeo8, nemmeno si può sostenere se non parzialmente l’origine sciamanica della strega (soprattutto, fa intendere l’Autore, distinguendo i tratti sciamanici da quelli folclorici con particolare riferimento all’antropofagia rinvenibili nell’archetipo della donna cannibale del folclore tedesco).
Né, infine, si può pensare alla strega unicamente come un’adepta del Diavolo.
A maggior ragione ciò vale per la tregenda, il sabba delle streghe: non si può sapere se davvero alcune persone si siano riunite per operare malefici, banchettare, scambiarsi consigli o per qualsiasi altro motivo. Né si può affermare con sicurezza che ogni esperienza del sabba fosse unicamente frutto di immaginazione, sogno o trance spontanea o indotta che fosse. E infine non si può pretendere che i resoconti del sabba delle streghe di un intero continente (!) seguissero i suggerimenti impliciti dei loro deliranti carnifici.
Hutton suggerisce un approccio multidisciplinare che scandaggli i documenti superstiti area per area. Un lavoro immane certo, ma forse davvero l’incrocio di tutti questi dati potrebbe aiutarci a comprendere cosa è davvero la strega e cosa è accaduto durante i grandi sabba semmai ci sono stati.
Una menzione al merito
L’opera di Hutton è corale ma dettagliata, precisa nello spiegare ma aperta a nuovi approcci, lineare, documentata e – menzione al merito al traduttore, Marco Cupellaro – resa in un italiano fluido che aiuta e invoglia la lettura. In sostanza cinque stelle meritatissime, augurandoci di poter avere presto altre opere tradotte di Ronald Hutton.

Crediti fotografici: Copertina © Marco Barsotti 2025
- Keith Thomas, La Religione e il Declino della Magia, Mondadori, Milano 1985
- Gustav Henningsen, L’Avvocato delle Streghe, Garzanti, Milano 1990
- Norman Cohn, I Demoni dentro. Le origini del sabba e la grande caccia alle streghe, Unicopli, Milano 2003
- Richard Kieckhefer, La magia nel medioevo, Laterza, Roma-Bari 1992
- Richard Kieckhefer, Forbidden rites: a necromancer’s manual of the fifteenth century, Pennsylvania State University Press 1997.
- Carlo Ginsburg, I Benandanti, Einaudi, Torino 1966.
- Carlo Ginsburg, Storia Notturna, Einaudi, Torino 1998.
- Tesi sostenuta dall’antropologa Margaret Murray (1863-1963), ad oggi non più accettata dal mondo accademico.
Grazie, bella recensione. Lo comprerò anche io.
Grazie a te 🙂