di Stephen Skinner – Traduzione di Alessio Rosoldi
Curatela: Sebastiano Fusco
Editore Venexia, Roma 2022
Formato 14×21 cm – brossurato – Pagine 496
ISBN: 978-8899863685
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Valutazione ⭐ ⭐ ⭐ ⭐⭐
Indice dei contenuti
Defizioni, Skrying, Nomina Arcana
Per comprendere l’importanza di questo bel volume si deve partire con una considerazione, non proprio positiva, riportata dello stesso Skinner quando parla delle defixiones (o katadesmos); queste sono tra i procedimenti magici più comuni nei Papiri Magici Greci (d’ora in avanti PMG) e in generale del Mondo Antico.
Skinner riporta quanto detto da John G. Gager1 il quale sostiene che la mancanza di interesse accademico per le defizioni è dovuta al
potenziale danno alla radicata reputazione della grecità e della romanità classiche, per non parlare dell’ebraismo e del cristianesimo, come bastioni della più pura filosofia e vera religione, che potrebbe esssere causato da un tale interesse2
In effetti il mondo accademico, in particolare italiano, non sembra avere molta simpatia per la magia in generale e per la magia greco-romana in particolare, gli studi sono pochissimi e quelli validi ancora meno.
Se fino ad oggi il contributo più consistente intorno ai PMG in lingua italiana consisteva nell’ampio capitolo del primo volume di Arcana Mundi di George Luck3 la pubblicazione del bel contributo dello Skinner permette finalmente anche al lettore italiano la fruizione di uno studio sistematico del contenuto dei PMG (in attesa di un’edizione che forse mai arriverà).
Per capirci: i PMG sono un nutrito gruppo di papiri che testimoniano le pratiche magiche dell’Egitto più tardo già contaminato dall’ellenismo (circa dal IV secolo a.C. al V d.C.). Il materiale dei PMG è importante non solo per la storia della magia, ma anche per quella delle idee, per il folklore e per moltissimi altri aspetti del pensiero dell’uoomo dell’Antichità4.
Il lavoro dello Skinner è molto tecnico; può essere letto per approcciare il mondo della magia “greco egizia” e per comprendere come molto del dettame magico della tarda antichità abbia influenzato la tradizione successiva dei grimori (e non solo). E, mi perdonino i puristi, proprio come un grimorio tale lavoro è costruito.
In sostanza nei primi capitoli del libro Skinner delinea il campo della ricerca con una prospettiva ampia che tenga conto di ascendenze – la magia dell’Antico Egitto – e discendenze possibili – i grimori; quindi introduce il complesso dei PMG e procede enumerando figure, precetti e fasi necessarie alla costruzione di un rituale: gerarchie spirituali e loro classificazione, calendari, ore rituali e planetarie, divinità dei giorni e delle ore, zodiaco, lunazioni, animali simbolici e precetti rituali quali la purezza del mago, la protezione in fase rituale, il digiuno eccetera.
In questi primi capitoli si fanno avanti anche distinzioni importanti operate dall’Autore, distinzioni che saranno poi sviluppate nel prosieguo del libro: le varie forme divinatorie come la Skrying (divinazione per mezzo di una lampada), la differenza tra amuleti, talismani e filatteri (su questo Skinner è chiarissimo!) e altri concetti chiave funzionali all’analisi del corpus dei rituali.
Infine, ed è uno degli approcci del libro che mi è piaciuto di più, nei primi capitoli viene affrontata la decifrazione di alcuni dei nomina arcana, i nomi barbari adoperati da sempre in magia e traghettati in seguito all’Occidente medievale.
Tra i tanti, per esempio, l’ebraico SABAŌT notoriamente significante “Signore degli eserciti” che, chiarisce Skinner, va interpretato come “Signore delle schiere angeliche“. Oppure BAINCHŌŌŌCH, letteralmente Anima delle Tenebre, derivato, spiega Skinner, dall’egizio BA (una delle parti dell’anima) e CHŌ(ŌŌ)CH, oscurità. Questi due esempi basteranno a solleticare la mente del ricercatore più curioso. Si aggiunga anche che tra i tanti Skinner riporta anche nomi considerati segreti dalla Tradizione Magica e riferiti a specifiche divinità nonché, a pagina 80, una serie di sigilli desunti dal papiro VII 759-845 associati ai governatori dello zodiaco. Sotto questi aspetti il libro dello Skinner non è più una semplice lettura accademica ma un vero e proprio prontuario, una miniera di informazioni preziosissime altrimenti difficilmente reperibili.
I Misteri come interconnessione tra Magia e Religione
Si sa che nella Civiltà Egizia magia e religione erano sovrascrivibili. Non sono pochi coloro che considerano la magia quale sintesi (tarda) della religione egizia5. Questo potrebbe portare i ricercatori a commettere errori di valutazione nel classificare il contenuto dei papiri. Gli stessi PMG appartengono a quel periodo relativamente tardo dell’Egitto nel quale la fusione tra magia e religione si fa più forte: il più antico papiro magico risale infatti al 323 a.C. mentre il più recente al V secolo6. Non possiamo più parlare di religione egizia “pura” né tanto meno possiamo ascrivere tutto alla sola disciplina magica. E nemmeno possiamo considerare i territori di magia e religione sovrapponibili seppur parzialmente. Come collocare quindi il contenuto dei papiri in relazione al credo ufficiale? E soprattutto dove individuare un punto di cesura che non sia né magia né religione in senso stretto e tuttavia benefici dei caratteri di entrambe le esperienze? Skinner propone una soluzione.
Dopo aver dato la definizione di magia:
la magia è l’arte di produrre cambiamenti tramite l’intervento di creature spirituali, piuttosto che mediante strumenti fisici osservabili in maniera diretta; tali creature vengono obbligate, o persuase, a collaborare tramite l’impiego di parole, nomi sacri, talismani, simboli, incensi, sacrifici e materia magica7.
Skinner si accinge a collocarla in un quadro storico coerente proponendo di risolvere il conflitto tra pratica magica e pratica religiosa attraverso un terzo elemento che li contempli entrambi ma che non partecipi pienamente di nessuno dei due, i Misteri; e vedremo in seguito come questi siano una parte consistente anche nei PMG.
A titolo di curiosità vale la pena riportare le differenza che l’Autore identifica tra magia, religione e misteri. Secondo Skinner tali differenze sono sei:
- I fruitori. Una religione è costruita per essere fruita dalla comuità mentre della magia fruisce il singolo iniziato; i Misteri non sono per la comunità né per il singolo ma per una cerchia di eletti.
- La segretezza. La religione mira a convertire, la magia non conosce opera di proselitismo. I Misteri selezionano coloro cui possono aprire il loro insegnemento attraverso percorsi di apprendimento e prove iniziatiche.
- Gli obbiettivi. La religione prega la divinità attraverso riti collettivi a beneficio della comunità con scopi comuni, la magia pratica rituali intimi a beneficio del singolo e con scopi specifici. I Misteri non praticano rituali con un fine specifico collettivo o individuiale ma piuttosto l’iniziato aspira all’esperienza della teofania, la manifestazione della divinità.
- La tipologia di entità. La religione ha un pantheon preciso; la magia contempla l’energia degli esseri spirituali (Skinner le definisce Creaturum Incorporalis, termine generico che comprende divinità, esseri semi-divini, defunti, entità astrali, elementali ecc.8 I Misteri sono dedicati ad una sola divinità del pantheon.
- La riservatezza. La religione è un culto pubblico. La magia invece è un culto privato. I Misteri sono un culto elitario.
- Il soggetto e l’oggetto. Nella religione l’intermediario tra il divino e i fedeli è il sacerdote. Nella magia il mago interagisce direttamente con gli esseri spirituali. Nei Misteri il sacerdote presenta e in un certo senso affida l’iniziato alla divinità.
Il tema dei misteri sarà poi ripreso alla fine del libro (cap. VII) nel quale Skinner analizzerà i tre ampi papiri contenenti probabili rituali misterici: la cosiddetta Liturgia Mitriaca (PMG IV 475-820); la Monas o l’Ottavo Libro Segreto di Mosè (PMG XIII 1-743); Il Decimo Libro Segreto di Mosè (PMG 734-1077).
La sequenza rituale e l’importanza dei nomi

Dopo aver circoscritto l’ambito di ricerca, definito la magia differenziandola dalla religione e dai misteri e chiarito il contenuito magico-operativo dei PMG Skinner si addentra nel dedalo di precetti che consentono il corretto svolgimento del rito. Un rituale, dice, è formato da cinque diverse fasi: Consacratio (la purificazione del magista), Invocatio o Evocatio (invocazione o evocazione secondo i tempi e i precetti adeguati), Ligatio (il vincolo o patto con lo spirito), Licentia (la licenza di partire dalla allo spirito e la conclusione del rituale). Questa sequenza arriverà praticamente immutata ai grimori rinascimentali9.
Ma il vero motivo per cui un rituale funziona – dice Skinner – è che il magista conosce e adopera i nomina arcana adeguati o i nomi segreti degli angeli o dei demoni. Conoscere il nome di un ente, conoscerne il nome segreto o conoscere il nome di un altro ente gerarchicamente superiore a quello evocato garantisce il corretto svolgimento dell’operazione magica. Skinner desume dall’analisi dei PMG alcune regole auree sull’uso dei nomi magici.
La prima è che gli spiriti non possono leggere la mente del mago e pertanto qualora questi si presenti come legato di una divinità superiore è impossibile per essi comprendere se stia mentendo oppure no. Anche per questo motivo, ammonisce Skinner, è sempre bene presentarsi ad una evocazione agghindati come un sovrano: ciò convincerebbe gli spiriti che il magista è un uomo di alto rango, amico di potenti in questo e nell’altro mondo.
Il secondo motivo è conseguenza diretta del primo: gli spiriti non vogliono correre rischi; nella loro dimensione i ranghi contano eccome!
La terza riguarda sempre la dimensione degli spiriti: in questa la parola data ha valore.
Il mago che si presenti ad una evocazione agghindato come un grande sovrano, che conosca i nomi segreti o gli appropriati nomina arcana e che parli a nome di una divinità più alta vedrà certamente accolta la sua richiesta. A maggior ragione se in forma di ringraziamento porterà offerte o compirà atti di adorazione.
Su questo ultimo punto val la pena notare che non sempre il magus è invitato a patteggiare una qualche forma di adorazione e anzi più spesso la sua richiesta è un’ingiunzione o una costrizione fatta agli spiriti perché gli concedano ciò che chiede. Sempre, ovviamente, se conosce i nomina arcana adeguati o il nome segreto di qualche divinità superiore.
A proposito dei nomina arcana, mi piace tornarci in quanto uno dei punti di forza del libro, Skinner chiarische che spesso questi sono:
- Nomi di entità, singole o composite, indirizzate a coercitarne altre a loro inferiori (vedi sotto MARMARIAÖTH);
- Nomi o epiteti di maghi o esorcisti molto forti del passato (vedi sotto ABRACADABRA).
- Nomi che permettono al magus di identificarsi con una divinità o con una sua ipostasi (per es. il magus si identifica in Osiride; questa formula è tipica del Libro dei Morti).
Oltre a quelli già riportati sopra altri esempi di nomina arcana sono MARMARIAÖTH, il nome composito di un dio adoperato anche nella forma MARMARIPHEGGÊ e il più celebre ABRACADABRA. Nel caso di MARMARIAÖTH l’ipostasi è che derivi da MARMARI (il nome di un daimon) e AÖTH (nome del dio supremo); in questo caso si ha un nome associato direttamente al suo “controllore“. Nel caso di MARMARIPHEGGÊ, il daimon MARMARI è associato al concetto di luce, PHEGGÊ10.
Altro celeberrimo nomina arcana della tradizione è ABRACADABRA che, dice l’Autore, potrebbe derivare da HA–BARACH–DABARAH (nel nome del beato)11.
Per i più audaci a pagina 131 della sua Opera l’Autore riporta anche la corretta pronuncia delle vocali dei nomina arcana.

Tutti i rituali dei Papiri Magici Greci
Chi si interessa di magia avrà già compreso l’importanza del lavoro dello Skinner già da queste invero poche note estrapolate dalla sua Opera. Opera che aggiunge alle suggestioni magiche il rigore dell’indagine scientifica e che, come detto, finalmente permette anche al lettore italiano di conoscere il contnuto dei PMG.
Il capitolo più corposo del libro, il sesto, è quello che analizza l’intero corpus dei PMG dividendolo tematicamente: dall’uso degli strumenti magici alla parola scritta o indossata (amuleti, talismani, filatteri); dallo skrying divinatorio all’oniromanzia (interpretare o inviare sogni); dai rapporti con gli déi a quelli con i daimones fino alla necromanzia il campionario di rituali è davvero notevole; si parla di evocazione, invocazione, filtri d’amore, divinazione, malefici, defizioni, invisibilità e chi più ne ha più ne metta. Ognuno dei rituali dei PMG viene passato in rassegna in qesto corposo (217 pagine) capitolo.
Molti i frammenti di rituali tradotti direttamente dagli originali come quello, riportato come esempio, della fabbricazione di una effigie della divinità da vivificare attraverso le cerimonie del PÎT PI (apertura della bocca) e del MÎS PI (lavaggio della bocca):
Prendi un pezzo di lino pulito e (secondo Ostane) con l’inchiostro di mirra disegnaci sopra una figura antropomorfa con quattro ali, il bracco sinistro steso accanto alle due ali di sinistra, e il braccio destro piegato con il pugno serrato. Sopra la testa [disegna] un copricapo reale e sopra il braccio un mantello, con su disegnate due spirali. In cima al capo [disegna] due corna di toro e sul sedere una corda d’uccello. La mano destra, serrata (sic) a pugno, deve trovarsi vicino allo stomaco, e accanto all’una o all’altra caviglia [coscia?] disegna una lunga spada12.
Tutti i rituali nonchè i nomi magici e le tecniche sono inoltre riassunti in pratiche tabelle – delle quali il volume abbonda – di facile individuazione e consultazione.
L’ultimo capitolo del libro si concentra sui Misteri (vedi sopra); segue quindi una corposa mole di pagine di appendici a completare il volume.

E ora? Aspettiamo qualche volenteroso…
Alla fine Skinner convince: i Papiri Magici sono gli antenati diretti dei grimori dell’Occidente medievale e il loro corpus, quel crogiolo di mirabilia, parole e gesti, sigilli e nomina arcana andrebbe studiato a fondo, in particolare dai cultori della magia.
Studiato con criterio però, facendo attenzione a contestualizzare i precetti più estremi. Gli incantesimi dei Papiri Magici Greci infatti si servono spesso del processo di divinizzazione di un animale, sostanzialmente del sacrificio. E questo non è eticamente corretto né giusto nella visione magica moderna nella quale la mente e l’intenzione del mago sono i veri motori di tutto, senza necessità di intermediari creati tramite sacrificio o della liberazione di energie di dolore e rabbia peraltro difficilmente controllabili. Si ricorda inoltre che l’uccisione di un animale è sanzionata dalla legge.
A conti fatti però quello di Skinner resta un bel libro, sia come testo per studiare la magia sia come analisi di documenti storici condotta con criteri scientifici. Ne consiglio pertanto la lettura a tutti coloro che si interessano di magia, di storia delle idee o di storia del Mondo Antico. E per i primi raccomando di integrare la lettura di questo Tecniche di Magia Greco Egizia con il successivo Tecniche di Magia Salomonica, sempre scritto da Stephen Skinner e uscito per Venexia nel 2024.
Ora non ci resta che attendere qualche editore volenteroso che renda una traduzione italiana del corpo dei Papiri Magici Greci.

Crediti fotografici: Internet © Marco Barsotti 2026
- Curse Tavolats and Binding Spells from the Ancient World, OUP, New York, 1992.
- Stephen Skinner, Tecniche di Magia Greco Egizia, Venexia, Roma 2022, p. 389.
- George Luck, Arcana Mundi, 2 Voll., Mondadori/Fondazione Lorenzo Valla, Milano 1997-1999.
- Si deve anche fare riferimento – tra i tenti – agli studi di André-Jean Festugière e Jean Bottero per comprendere come il pensiero greco e la visione religiosa egizia abbiano plasmato il nascente cristianesimo proprio in quell’arco di secoli nei quali proliferavano i PMG.
- Vedi a questo proposito il bel volume di Ronald Hutton, Streghe una storia di terrore dall’Antichità ai giorni nostri, Il Saggiatore, Milano 2021, e il precedente articolo Quod sursum est deorsum faciunt.
- Stephen Skinner, Tecniche di Magia Greco Egizia, Venexia, Roma 2022, p. 51.
- Stephen Skinner, Tecniche di Magia Greco Egizia, Venexia, Roma 2022, p. 10.
- Stephen Skinner, Tecniche di Magia Greco Egizia, Venexia, Roma 2022, p. 11.
- Stephen Skinner, Tecniche di Magia Greco Egizia, Venexia, Roma 2022, p. 140 e seg.
- Stephen Skinner, Tecniche di Magia Greco Egizia, Venexia, Roma 2022, p. 177.
- Stephen Skinner, Tecniche di Magia Greco Egizia, Venexia, Roma 2022, p. 119.
- Stephen Skinner, Tecniche di Magia Greco Egizia, Venexia, Roma 2022, p. 39 e seg.
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