Ognuno vede nel Baphomet quello che vuole, si dice.
L’alchimista vi vedrà l’allegoria della Grande Opera; lo gnostico i precetti di un credo antico; il massone lo prenderà come simbolo perfettamente in linea con i dettami della Libera Muratoria; il satanista come effigie del Diavolo; il filologo come storpiatura del nome di Maometto1; il complottista e lo pseudo-scienziato come reliquia, ora Graal ora Sindone, ora quale effigie del culto giovanneo. Ma forse, e dico forse, la storia è molto più semplice di quanto si pensi. Basterebbe provare a consultare un dizionario occitano e confrontarlo con le deposizioni dei Templari. Sorgerebbero diversi dubbi, Certo, solo dubbi. Ma forse non così scontati.
Ma andiamo con ordine, anzi no, partiamo dalla fine. Da un’opera scritta nel 2009 per poi soltanto in seguito dar conto delle maggiori interpretazioni del novecento.
Il motivo è molto semplice: lungo il percorso tracciato l’opera in questione accenna pur se in modo frettoloso a tutte le speculazioni sul senso ultimo dell’inverecondo idolo per poi tirare le somme quasi amalgamando ogni potenziale via di interpretazione (come vedremo in modo parzialmente convioncente).
Indice dei contenuti
- Una via evolutiva del pensiero umano
- Caput LVIIIm. Cos’è?
- La sintensi del percorso iniziatico
- Aleister Crowley
- Fulcanelli e l’alchimia
- Anton Szandor LaVey
- Il Satanismo
- La Chaos Magick
- La conclusione del viaggio
- Come la vedo io
- L’area di origine
- Il culto del cranio
- Caput LVIIIm
- Demonizzazione
- Un dio della Natura?
- E il nome?
- Solve e Coagula
- In sintesi
- Bibliografia
Una via evolutiva del pensiero umano
Il libro in questione è il singolare e raro volume di Mercedes De Caso Bernal che in poche pagine ricostruisce il simbolismo del Baphomet e la sua incidenza nell’evoluzione del pensiero dell’uomo2. L’agile volume, 174 pagine in ottavo (12 x 16,5 cm), snoda il proprio percorso partendo dal concetto di anima e prosegue attraverso la visione della stessa in seno alle grandi scuole misteriche dell’Antichità, come i pitagorici. Quindi parla del culto delle teste tra i Celti, delle eresie medievali (sapevate che i Merovingi adoravano – anche – la dea Diana?), per poi proseguire con la storia dei mastri costruttori di cattedrali, i Jars o Cagots. Prima di arrivare a parlare del Processo ai Templari si devono passare un centinaio di pagine nelle quali oltre agli argomenti appena sopra ricordati non ci si fanno mancare l’accenno al sangue reale, le discendenze mitiche (da Parsival a Salomone), il solito Rennes-le-Château e persino qualche strafalcione imprtante (per esempio la morte di Nostradamus collocata all’Abbazia di Notre Dame d’Orval, in Belgio – abbazia peraltro presentata come Gioachimita e non Cistercense – invece che a Salon-de-Provence dove in effetti il medico alchimista morì nel 15563).
Mercedes De Caso Bernal vede nella testa adorata dai Templari un’allegoria del culto di San Giovanni Battista ricordando che in molte chiese, come ad esempio Santa María de Bocerril de Campos, siano conservate teste lignee del Cristo (o del Battista) o pietre sferiche da inserire nelle teste delle statue o sotto gli altari. L’Autrice connette anche il culto di San Giovanni al percorso che intercorre tra il solstizio d’inverno e quello d’estate, le due Porte del Cielo. A questo simbolismo lega la misteriosa sigla Caput LVIIIm (o virgo) rinvenuta su una reliquia conservata nella mansione templare di Parigi.
Caput LVIIIm. Cos’è?
Forse potremmo trovare il senso della misteriosa sigla Caput LVIIm o LVII virgo che identificava la reliquia del tempio parigino in particolari rituali da officiarsi proprio in un determinato momento posto tra il solstizio d’estate e quello d’inverno?
Ma si potrebbe anche supporre che LVIII, 58, faccia riferimento al 58° grado dello zodiaco che di fatto non esiste essendo i gradi zodiacali divisi gruppi di in 30. Potremmo però considerare il cinquantottesimo grado come la somma dei 30 gradi di Aries e i successivi 28 di Tauros (11 – 22 maggio4) arrivando di fatto al periodo del Terzo Decano Zodiacale di Tauros descritto da Albumasar5 come un uomo di carnagione scura, nudo, dai canini simili a zanne di cinghiale; tiene nella mano destra un serpente alato e avvolto su se stesso, ha una freccia nella mano sinistra, alle sue spalle è raffigurato un cavallo e, ai suoi piedi, un cane6. Non proprio un caput né un idolo ma certamente una figura dotata di qualche attributo bafometico.
Altri studiosi propendono per un’interpretazione simbolica del numero LVIII e fanno notare come nella tradizione popolare, per esempio nel Gioco dell’Oca – secondo Mercedes De Caso Bernal introdotto in Francia proprio dai Jars – il numero 58 sia un numero funesto, tanto è vero che la casella del celeberrimo gioco riproduce uno scheletro o un teschio (Caput). Altri accostano il simbolismo della Vergine o alla figura della Maddalena. Tuttavia niente ci garantisce che il simblo raffigurato a fianco della scritta LVIII sia stato il glifo di Virgo. Potrebbe benissimo essere stata un M dotata di qualche grazia particolarmente elaborata.
C’è infine chi scinde i numeri considerando L, 50, come 5 e associando il suo simbolismo a quello del pentacolo (simbolo di salute e vigore tra i pitagorici) e VIII come simbolo dell’eterno divenire.
Nella ghematria 58 è la media dei quattro mondi cabalistici i quali essendo in perfetta simmetria tra loro riempiono il nome di dio7. Il numero 50 è l’incarnazione dell’impurità associata al femminile e il numero 8 è associato ai concetti di amore e obbedienza8.
Tutte queste interpretazioni restano comunque da dimostrare.
La sintensi del percorso iniziatico
Mercedes De Caso Bernal decifra il nome di Baphomet alla luce delle lettere ebraiche:
- B (in ebraico ב, BET) che l’Autrice relaziona alla parola bereshit, in principio, e sottolinea come il senso della parola si avvicini – tra i tanti – a quello di sapienza.
- PH ha invece il significato di bocca, soffio, anima; come allegorie di continuità o eterno fluire (soprattutto in associazione all’atto di respirare), rappresenta anche la formazione della coscienza che diviene consapevole del suo potenziale di proiettarsi nel mondo attraverso la parola creatrice. É assimilabile – secondo l’Autrice – alla costante matematica del Pi Greco. Questa lettera, avverte Mercedes De Caso Bernal, cabalisticamente è divisa nelle lettere KHAF (כ) e YOD (י), la prima rappresenta di nuovo la capacità di manifestare la creazione, la seconda è la concentrazione verso l’infinito. Le due lettere vengono equiparate ai concetti di Solve e Coagula posti sulle braccia del Baphomet (a dispetto dell’iniziale contestazione che l’Autrice muove alla figura del Baphomet di Éliphas Lévi).
- Met è formato da M e T – l’ebraico non trascrive le vocali – dove la M (מ) è il simbolo dell’ego superiore centrato nella mente e T (ת) viene vista come segno indipendente che, secondo la Cabala, simboleggaia la terminazione di una parola. Mercedes De Caso Bernal sottolinea anche l’affinità tra MET e EMET, verità, e osserva come la T finale sia un simbolo di verità trascendente.
A chiusura della sua analisi l’Autrice somma il valzente numerico delle lettere secondo la ghematria ottenendo 5 (80 + 40 + 2 = 122, cioè 1 + 2 + 2 = 5) e afferma che questo numero corrisponde all’uomo quale essere completo davanti al Cosmo.
Baphomet (B-PH-MT secondo Mercedes De Caso Bernal) sarebbe traducibile quindi con sintensi del percorso iniziatico9.
Benchè le suggestioni in questo senso non manchino e una profonda aurea di sacralità rivesta la figura dal Baphomet di altissima valenza iniziatica, l’intera opera di Mercedes De Caso Bernal appare troppo spartana nell’analisi dei documenti e frettolosa nella sintesi finale.
Ripartiamo ora da dove ci eravamo fermati nel terzo contributo, dall’inizio del XX secolo.
Aleister Crowley
Nel secondo contributo ho già accennato all’interpretazione che Aleister Crowley10 dà del nome del Baphomet, Padre Mirtra.
Autore prolifico, Aleister Crowly, si occuperà a più riprese della figura del Baphomet del quale assume anche il nome nel periodo di affiliazione all’Ordo Templi Orientis. Nella sua autobiografia, Le Confessioni, Crowley spiegherà la scelta analizzando l’etimologia del nome del Baphomet, adducendo però che la trascrizione corretta del nome sarebbe BAFOMIThR:

Avevo scelto Bafometto come nome mistico nell’O.T.O. Per sei anni e più cercai di scoprire il modo corretto per scrivere questo nome. Sapevo che doveva avere otto lettere e anche che le corrispondenze numeriche e letterali dovevano essere di natura tale da esprimere il significato del nome in modo da confermare ciò che gli studiosi occulti avevano scoperto su di esso, e anche per chiarire i problemi che gli archeologi non erano finora riusciti a risolvere… Una teoria del nome è che esso rappresenti le parole Βαφη Μητεος, il battesimo della saggezza, un’altra, che si tratti della storpiatura di un titolo che significava Padre Mitra. Inutile dire che il suffisso R va a sostegno della seconda teoria. Ho aggiunto le lettere della parola come pronunciata dal Mago. Il totale è pari a 729. Questo numero non era mai apparso nei miei lavori cabalistici e, pertanto, non significava nulla per me. Tuttavia si giustifica come il cubo di nove. La parola μητεος, il titolo mistico dato da Cristo a Pietro come pietra angolare della Chiesa, presenta questo stesso valore. Finora, il Mago ha dimostrato grandi qualità! Aveva chiarito il problema etimologico e mostrato perché i Templari avrebbero dato il nome Baphomet al loro cosiddetto idolo. Baphomet era Padre Mitra, la pietra cubica all’angolo del Tempio11.
Crowley scelse il nome di Baphomet in quanto identifica questo con l’essere originario, arcano perfetto e androgino divino. Questo becco – dirà Crowley – viene chiamato anche la Forza, si trova sul Meridiano12 al risveglio della primavera [scil. all’equinozio], e la sua natura è quella di saltare sulle montagne. Pertanto è un simbolo della vera magia13.
Nel Libro della Legge, il testo fondante del Nuovo Eone, Crowley descriverà il Baphomet come un essere dalla testa d’asino. Mentre nel Liber ABA – Parte I-III tornerà a sottolinearne le connotazioni zodiacali: l’associazione col segno del Capricorno e il suo vigore e la connessione con la rinascita primaverile. Nel complesso simbolismo del Baphomet Crowley scorge anche connotazioni demoniche e ne accossta la figura anche al XV Arcano del Tarocco, Il Diavolo. Tuttavia ne sottolinea il ruolo di grande iniziatore e di simbolo di vita e amore, sia in virtù dell’accostamento con la primavera sia in virtà della lettera ebraica associata alla figura, la lettera Ayn (ע), l’Occhio, simbolo di luce e visione ispirata.
In sintesi Crowley vede nel Baphomet, o meglio nel BAFOMIThR (Padre Mitra) il demiurgo il cui significato cabalistico (729) rinvia al termine aramaico per pietra, kephas. Ne consegue che Baphomet è la stessa pietra angolare del tempio, nel caso di Crowley della sua Ecclesia Gnostica Catholica. In quanto esssere composito è legato al Capricorno (capra e serpente o, come scrive Crowley in un suo rituale leone e serpente) ed è la sintesi dei contrari – nella teologia di Crowley la fusione tra Caos e Babalon – e l’energia rigenerante propria della primanvera.
L’associazione del Baphomet col segno del Capricorno e le sue connotazioni demoniche sono ben chiarite da Kenneth Grant14, allievo di Crowley e in seguito capo dell’O.T.O., che nel suo Il Risveglio della Magia15 scrive:
Nel culto del Thelema, Therion (la Bestia 666) e Baphomet sono due tipi del “demonio” o immagine della Doppia Potenza. Colui che porta il Doppio Scettro combina le funzioni solari ed ermetiche di Therion e Baphomet, ed entrambe queste funzioni coinvolgono la formula della Bestia e della
Donna (Babalon) congiunte. Il demonio è il Duplice (11 o undici), Colui che porta Due Scettri, che ha gli attributi delle potenzialità maschili o femminili, a seconda della natura solare o ermetica del rito. La capra è il tradizionale e più popolare tipo del demonio, ma non il solo tipo animalesco. Questa attribuzione si riferisce all’antico ragionamento astrologico. Quando il sole raggiunge la sua ultima declinazione al solstizio d’inverno, cioè quando precipita nell’abisso al di là dell’orizzonte, entra nella costellazione del capricorno, il capro. Questo animale, dunque, divenne il tipo del dio dell’oltretomba, il sole dell’abisso che più tardi venne identificato con l’idea del demonio per la sua associazione con l’oscurità e la morte. Concetti eguali sono quelli del Grande Dio Pan e del Set egiziano16.
Lo stesso Crowley in altri scritti aveva associato il Baphomet al dio Pan. Ma anche al Rebis Alchemico, al Diavolo del Tarocco (secondo Crowley incarnazione dell’energia del Matto) e alla sintesi di maschile e femminile17.
Su tutti questi concetti tornerà anche Kenneth Grant:
Il Lucifero Aiwaz-fallico-solare-ermetico è il Suo (cioè della Bestia18) Angelo Custode e il Demonio, Satan o Hadit, lo è della nostra particolare unità dell’universo stellato. Questo serpente, Satan, non è nemico dell’uomo, ma è Colui che trae dèi dalla nostra razza, conoscendo il Bene e il Male. Egli ordinò Conosci te stesso! e insegnò l’iniziazione. Egli è il Demonio del Libro di Thoth e il suo emblema è Baphomet, l’Androgino che è il geroglifico della perfezione arcana. Il numero del suo Atu (chiave) è xv, che è Yod-He, il monogramma dell’Eterno, il Padre che è una cosa sola con la Madre, il Seme vergine che è una cosa sola con lo Spazio che tutto contiene. Egli è, quindi, Vita e la sua immagine zodiacale è il Capricorno, quella capra rampante il cui attributo è la libertà19.
Nel terzo libro della sua prima Trilogia Tiphoniana Grant tornerà sulla questione affermando che la bestia e Babalon sono allegorie degli equinozi e che la loro unione forma l’androgino, il Baphomet, Signore del Doppio Orizzonte20.
Anche l’alchimia si occuperà della figura del Baphomet il quale, come già osservato da Crowley, è accostabile anche ad uno dei simboli più celebri della Grande Opera, il Rebis, unione dei contrari.
Fulcanelli e l’alchimia
La lettura alchemica più celebre del Baphomet è stata data dall’Adepto Fulcanelli21.
Nei sui due testi, Il Mistero delle Cattedrali (1926) e Le Dimore Filosofali (1930) Fulcanelli afferma che il Baphomet è l’immagine sintetica nella quale gli iniziati del Tempio avevano raggruppato tutti gli elementi della Scienza e della Tradizione. Questo geroglifico completo della scienza fu raffigurato con le sembianze del dio Pan. Il Baphomet, prosegue Fulcanelli, è quale un Graal che contiene il vino eucauristico, liquiore di fuoco spirituale, liquore vegetativo, vivente e vivificante introdotto nelle cose materiali22.

Il complesso simbolismo di Baphomet (di cui sopra si può vedere una ricostruizione tratta dal volume Il Bafometto) viene così sintetizzato da Fulcanelli:
Esso era composto da un triangolo isoscele con il vertice in basso, geroglifico dell’acqua […] Un secondo triangolo simile, rovesciato in rapporto al primo, ma più piccolo, era inscritto al centro e sembrava occupare lo spazio riservato nel volto umano al naso. Simboleggiava il fuoco, e più precisamente il fuoco racchiuso nell’acqua, o la scintilla divina, l’anima incarnata, la vita infusa nella materia. Sulla base rovesciata del grande triangolo d’acqua era appoggiato un segno grafico simile alla lettera H dei latini, o all’ετα dei greci, ma più largo, e il cui tratto centrale era tagliato nel mezzo da un cerchio. Nella steganografia ermetica questo segno indica lo spirito universale, lo Spirito creatore, Dio. All’interno del grande triangolo, poco al di sopra e da ciascun lato del triangolo di fuoco, si vedeva a sinistra il cerchio lunare con la falce al suo interno, e a destra il cerchio solare con il centro visibile. I piccoli cerchi erano disposti all’altezza degli occhi. Infine, a contatto con la base del triangolo interno, la croce poggiata sul globo realizzava in questo modo il doppio geroglifico dello zolfo, principio attivo, associato al mercurio, principio passivo e solvente di tutti i metalli. Spesso un segmento più o meno lungo, situato sul vertice del triangolo, era scavato da linee a tendenza verticale nelle quali il profano riconosceva, invece dell’espressione dell’irraggiamento luminoso, una sorta di barbetta23.
Dalla metà degli anni ’50 del novecento, complice una prima ondata mediatica intrisa di suggestioni occulte, il Baphomet torna ad essere visto più nel suo aspetto demoniaco e spesso l’immagine viene accostata all’opera di streghe e congreghe dedite all’occultismo.
Anton Szandor LaVey
Nel decennio successivo la rilettura grafica di Anton Szandor LaVey24 spoglia definitivamente il Baphomet del suo profondo simbolismo iniziatico per restirtuirne una simbologia dichiaratamente satanica. Nella sua opera più celebre, The Satanic Bible25, LaVey scrive:
Il simbolo di Baphomet veniva usato dai Cavalieri Templari per rappresentare Satana. Attraverso i tempi questo simbolo è stato chiamato con molti nomi diversi. Fra questi vi sono: Il Capro della Menzogna, Il Capro dei Mille Giovani, Il Capro Nero, Il Capro di Giuda, e forse nel modo più appropriato, Il Capro Espiatorio. Il Baphomet rappresenta i Poteri dell’Oscurità, combinati con la fertilità generativa del capro. Nella sua pura forma il pentagramma mostra la figura di un uomo, racchiuso nelle cinque punte della stella – tre punte in alto, due punte in basso – simboleggiante la natura spirituale dell’uomo. Anche nel Satanismo è usato il pentagramma, ma poiché il Satanismo rappresenta gli istinti carnali dell’uomo, o l’opposto della natura spirituale, il pentagramma è capovolto per adattare perfettamente la testa del capro – le sue corna rappresentano la dualità, spinta oltre nella sfida, gli altri tre punti capovolti, rappresentano la negazione della trinità. Le figure Ebraiche intorno al cerchio del simbolo derivano dai magici insegnamenti della Kabala, decifranti Leviathan, il serpente degli abissi acquatici, e l’identificazione con Satana. Questi simboli corrispondono alle cinque punte della stella capovolta. Il simbolo di Baphomet viene posto sul muro sopra l’altare26.

Come detto LaVey rielaborò l’immagine del Baphomet e, in seguito, la registò quale logo della Chiesa di Satana da lui fondata nell’aprile del 1966 a San Francisco. Questa immagine ha nel tempo avuto una grandissima fortuna e ad oggi è uno dei simboli ricorrenti in qualsiasi blog, sito, pubblicazione che parli di occultismo e in particolare di Satanismo.
Il Satanismo
In generale si può affermare che nel Satanismo moderno la figura del Baphomet venga associata a quella di Satana in continuità con le riletture date da LaVey e da Grant. Tuttavia il rischio che questo paragrafo possa semplificare eccessivamente il senso dell’Idolo dei Templari in seno alla visione satanista è molto forte. Per esempio una recente pubblicazione27 parlando del Baphomet rimanda all’opera di Éliphas Lévi28 ma a differenza di questi distingue tra il simbolo di Bafometto e il Capro di Mendes. Secondo altre visioni il Baphomet è un simbolo della Grande Opera; per altri ancora rappresenta l’integrazione dei contrari.
Questa frammentazione di vedute è dovuta al fatto che (per fortuna, ma ne parlerò in un altro contributo) nel Satanismo non esiste un canone rigido e le interpretazioni variano a seconda delle correnti accolte nelle varie scuole di pensiero: teista, razionale, tradizionale, filosofica, luciferiana ecc.
La Chaos Magick
Per quanto suoni come un ossimoro la Magia del Caos (quindi una disciplina con le sue regole e leggi ma che sia regolata dalla legge del caos) è ad oggi forse la forma più genuina di magia. Ne ho già parlato in un articolo scritto per recensire l’edizione italiana del Liber Caos e Psiconauta. Nella Chaos Magic Bafometto è il grande bacino di forza viatale dell’Universo col quale il kia (l’energia vitale del Magista) tornerà a riunirsi dopo la morte. Ma è anche il dio dei maghi, il demiugno (affine alla concezione gnostica di Ialdabaoth), l’energia stessa del tutto.
Si può affermare che la Magia del Caos torni a contemplare nel Baphomet una sorta di forza universale affine al Grande Agente Magico teorizzato da Éliphas Lévi (vedi terzo contributo).
La conclusione del viaggio
Il nostro viaggio si ferma qui, alla concezione caota dell’universo magico. Sono consapevole del fatto che questi quattro corposi contributi potrebbero aver detto una parte infinitesimale di ciò che c’è da dire sul Baphomet. E sono anche consapevole del fatto che in alcuni punti (come quelli sulle etimologie o sul Satanismo moderno ad esempio) ho semplificato l’argomento forse anche in maniera arbitraria. Questo potrebbe portarmi a scrivere altri contriubuti in futuro. Vedremo.
Ciò che non ho detto è però cosa per me, secondo la visione maturata alla luce delle mie ricerche, è il Baphomet. A questo dedico l’ultima parte di questo quarto contributo.

Come la vedo io
Ho raccontato questo simbolo, potere o dio, comunque si scelga di chiamare il Baphomet, per quattro corposi articoli. Letto tutti i libri che potevo reperire sul suo simbolismo. Cercato di sondare improbabili piste parallele. Approfondito quelle suggestioni che mi sembravano verosimili o meritevoli. Tanto ho scritto, tantissimo è rimasto allo stato di bozza o appunto per ulteriori sentieri.
È il momento che io dica cosa è per me il Baphomet.
L’area di origine
Partiamo dalle origini: la probabile area di origine della figura si colloca tra la Francia del sud, zona della lingua d’Oc (comprendente quindi anche zone di frontiera iberiche e italiche) e i versanti italiano, tedesco e austriaco delle alpi. Per mia convinzione ma non supportata al momento da documentazione solida è possibile che quest’ampia fetta di territorio sia stata influenzata in modo massiccio dalla lingua e dalla cultura degli antichi liguri e forse in parte dagli etruschi.
A livello visivo gli ascendenti della figura si possono rinvenire in molte testimonianze antichissime tutte presenti nell’area appena circoscritta: dalla figura di sciamano dotato di corna della Lessinia, fino alla celeberrima pittura rupestre della grotta di Trois-Frères che rappresenta uno sciamano vestito con la pelle di un cervo, passando per i graffiti raffiguranti presumibilmente Kernunnos reperiti in Val Camònica.
A livello folclorico si potrebbe avere un riscontro nella successiva diffusione del mito alpino, in particolare austriaco e tedesco, di Krampus e della figura del Becco del Sabba sempre originato dalla tradizione del folclore alpino. Ad oggi, almeno per quanto sono riuscito a trovare, manca uno studio complessivo del mito e del folclore del Becco sia come animale che come figura demoniaca.
Secondo la mia interpretazione è verosimile che la figura del Baphomet incarni una divinità della natura o della foresta, sicuramente derivante da un substrato sciamanico, chiamata con vari nomi a seconda delle ipostasi locali, comprendendo anche in questi i già menzionati Kernunnos, Krampus, Lu Barban o il Signore della Foresta.
Il culto del cranio
Il suo simbolismo ad un certo punto sembra arricchirsi di quello legato al culto della testa, sia essa unica, bifronte o trina. Anche questo culto può essere fatto risalire ad epoche molto antiche, sicuramente era già praticato nell’Età del Bronzo. La fusione potrebbe essere avvenuta in virtù del fatto che le corna (che identificano il Becco) erano in antichità un simbolo di potere e le teste dotate di corna sottolineavano spesso la natura divina di un essere.
Il legame potrebbe basarsi su vari aspetti: quello della fertilità (le corna come attributo di potenza e virilità così come i cranii ricoperti di ocra a simboleggiare la rigenerazine della carne) oppure la battaglia (le corna come simbolo di potere, le teste dei nemici esposte come monito). A questo si aggiunga la grande diffusione del simbolismo del teschio, spesso di bovino o capride, posto sopra un palo quale rituale apotropaico diffuso dal centro-nord Italia fino alla culture del del nord Europa.

Caput LVIIIm
Per ciò che concerne il misterioso Caput LVIIIm fino a prove ulteriori mi riservo di avallare la tesi del numero di inventario. Le varie interpretazioni reperite sui libri e in internet non sono riuscite a convincermi del tutto.
Demonizzazione
Così come è accaduto per le fate (incontestabile la loro derivazione dalla mitologia delle Parche) anche il Baphomet sembra essere entrato nel patrimonio folclorico dell’antichità in modo liminale, forse dotato di più nomi o più ipostasi locali, come se conservasse comunque una parte inviolabile del proprio simbolismo solo per quei pochi dotati dell’ardire di approfondirne il senso, magari risalendo a ritroso nelle tradizioni dell’Europa arcaica.
Così come le fate, ma anche come Diana, Erodiade e altre figure del patrimonio folclorico e religioso tardo antico (derivanti anch’esse da substrati sciamanici29) anche il Baphomet è stato demonizzato.
Un dio della Natura?
Che la figura sia apportatrice di abbondanza ce lo testimoniano le deposizioni dei Templari, così come ci testimoniano la sua capacità di sanare, guarire. Su queste testimonianza si può consultare il primo contributo.
E il nome?
Per quanto riguarda il nome mi sono già espresso nel primo contributo parlando di una probabile derivazione dall’occitano Maufé, il male affare, il malo arnese, uno dei nomi popolari del Diavolo. Il nome potrebbe aver identificato una divinità del paganesimo in seguito demonizzata e associata al nemico per eccellenza del tempo, il Moro, e ovviamente al Diavolo. Il nostro spirito della natura o genio pagano sarebbe diventato quindi Mafometz e in seguito Baphomet.
Solve e Coagula
Nella simbologia del Solve e Coagula si può intravedere un eco alla trasmissione assiale del potere divino tramite le figure del sacerdote o del magista. Questo concetto e soprattutto questo modus operandi, dal Re Sacerdote al Mago fino allo Sciamano, è proprio della spiritualità delle società arcaiche. Il Magista o il Sacerdote sono sostanzialmente canali deputati alla ricezione dell’energia divina e al suo rilascio previa la manipolazione magico-trasmutatoria finalizzata al compimento di un rituale.
In sintesi
Sintetizzando credo che la figura derivi dal folclore europeo arcaico, che affondi le radici in un substrato mitico antichissimo, forse risalente nelle sue linee generali all’Età del Bronzo e presente nell’Europa centro-meridionale in varie forme e nomi. È verosimile che al tempo dei Cavalieri Templari sia rimasta nel folclore popolare una vaga effigie di tale potente Signore della Natura di volta in volta visto come dio della foresta, Lu Barban, folletto, essere fatato e molte altre ipostasi tra cui più tardi quella del Becco del Sabba. È possibile che il suo simbolismo arcaico sia legato alle pulsioni ancestrali dell’uomo: da quella sessuale a quella del dominio (guerra, caccia ecc.)
Anche l’attributo del fuoco – secondo alcune deposizioni dei processi presente all’altezza degli occhi dell’idolo – potrebbe far riferimento a tali pulsioni ancestrali ma anche alla sapienza e alle conquiste della Civiltà. Certamente in virtù del suo ampio e ancestrale simbolismo la figura appare perfettamente calabile in un discorso esoterico più ampio, dalle speculazioni di Lévi a quelle del moderno occultismo.
Come tutte le divinità del mondo precristiano anche questa figura dai mille nomi e dalle mille ipostasi fu demonizzata dall’azione repressiva del Cristianesimo. Solo il caso volle che se ne rendesse testimonianza nei verbali dei processi ai Templari. Forse i cavalieri Templari inquisiti avrebbero potuto parlare di Mafometz così come di Lu Barban o di Kernunnos o di altri maufé del folclore popolare? Forse si, forse no. Non potremo mai affermarlo con certezza. Ma è l’ipotesi più verosimile.
Il Baphomet è dunque un’energia antichissima e potente legata al rigoglio della natura, all’abbondanza, agli animali (dei quali ha alcuni tratti) e alle energie più ancestrali dell’uomo quali il sesso e la stessa forza vitale dell’individuo. Forse si tratta della stessa espressione del divino maschile preistorico filtrata dalla memoria popolare. Una riprova potrebbe essere anche data dal fatto che la figura appare dotata di tratti androgini (le due lune e i seni per esempio) così come già lo è sua naturale controparte, la grande déa del Paleolitico.
Gli altri contributi sul Baphomet:
Quattro contributi sul Baphomet #01 – Le fonti, l’Islam e due storie
Quattro contributi sul Baphomet #02 – Arabeschi gnostici e mirabilia etimologici
Quattro contributi sul Baphomet #03 – Il volto, le corna, la barba. Il Baphomet di Eliphas Lévi
Bibliografia
- Albumasar, De magnis coniunctionibus, a cura e trad. di K. Yamamoto – Ch. Burnett, Brill, Leiden 2000
- Aleister Crowley, Magick, Liber ABA, Book 4, a cura di Hymenaeus Beta; traduzione Alexandr Canepa; Astrolabio Ubaldini, Roma 2021
- Anton Szandor LaVey, La Bibbia di Satana, Arcana, Milano 2007
- Carlo Ginsburg, Storia Notturna, una decifrazione del sabba, Einaudi, Torino 1998
- Fulcanelli, Le Dimore Filosofali, Mediterranee, Roma 1983
- Kenneth Grant, Aleister Crowley e il dio occulto, Astrolabio, Roma 1975
- Maddox Blackstone, Il Satanismo, il richiamo delle tenebre, Indipendenty Publisher, 2024
- Mercedes De Caso Bernal, Il Bafometto Templare. Via evolutiva sacra all’evoluzione dell’uomo iniziatico, Edizioni Giuseppe Laterza, Bari 2009
- Nadav Crivelli, I Numeri del Segreto. Manuale di Ghematria e Numerologia Cabalistica, Psiche2, Torino 2011
- Paolo Portone e Valerio Giorgetta, Montagne Stregate, WritheUp, Torino 2024
- Spartakus FreeMann e Soror D. S., Il Bafometto, Arkeios, Roma 2019

Crediti fotografici: Internet / Immagine del Baphomet del paragrafo Come la vedo io: © Marco Barsotti 2025
- Nel libro Montagne Stregate, di Paolo Portone e Valerio Giorgetta (WritheUp 2024) si fa riferiemento ai processi per stregoneria di Lèzzeno (Como) del 1487 nei quali le streghe danno al Diavolo il nome di Macometto.
- Mercedes De Caso Bernal, Il Bafometto Templare. Via evolutiva sacra all’evoluzione dell’uomo iniziatico, Edizioni Giuseppe Laterza, Bari 2009.
- Mercedes De Caso Bernal, Il Bafometto Templare. Via evolutiva sacra all’evoluzione dell’uomo iniziatico, Edizioni Giuseppe Laterza, Bari 2009, pag. 99.
- Pianeta governatore: Venere
Pianeta decano: Saturno
Natura: femminile
Possiede in parte le qualità di un Capricorno, risulta severo e sobrio.
Secondo alcune scuole di pensiero è androgino. - Jaʿfar ibn Muḥammad, Abū Maʿshar al-Balkhī, Balkh, 787 – Wasit, 886
- Albumasar, De magnis coniunctionibus, a cura e trad. di K. Yamamoto – Ch. Burnett, Brill, Leiden 2000.
- Nadav Crivelli,I Numeri del Segreto. Manuale di Ghematria e Numerologia Cabalistica, Psiche2, Torino 2011, pag. 66.
- Ibidem, pag. 38 e 61.
- Mercedes De Caso Bernal, Il Bafometto Templare. Via evolutiva sacra all’evoluzione dell’uomo iniziatico, Edizioni Giuseppe Laterza, Bari 2009, pag. 155 e seg.
- Edward Alexander Crowley, Leamington Spa 1875 – Hastings 1947.
- Aleister Crowley, The Confessiones, in Spartakus FreeMann e Soror D. S., Il Bafometto, Arkeios, Roma 2019, pag. 189.
- Si riferisce alla posizione della costellazione del Capricorno.
- Aleister Crowley, The Confessiones, in Spartakus FreeMann e Soror D. S., Il Bafometto, Arkeios, Roma 2019, pag. 191.
- 1924 – 2011.
- Cfr. Kenneth Grant, Il Risveglio della Magia, Astrolabio, Roma 2004, pag. 46.
- Cfr. Ibidem, pag. 47.
- Cfr.:
• Aleister Crowley, Magick, Liber ABA, Book 4, ed. italiana a cura di Hymenaeus Beta; traduzione Alexandr Canepa; Astrolabio Ubaldini, Roma 2021
• Spartakus FreeMann e Soror D. S., Il Bafometto, Arkeios, Roma 2019, pag. 189. - La Bestia era uno dei nomi di Crowley
- Cfr. Ibidem, pag. 46.
- Cfr. Kenneth Grant, Aleister Crowley e il dio occulto, Astrolabio, Roma 19751.
- Fulcanelli è lo pseudonimo di un autore attivo agli inizi del XX secolo, l’identità dell’adepto, come viene spesso chiamato, non è nota. Tra le tante speculazioni si è voluto identificare Fulcanelli con Jean Julien Champagne, René Adolphe Schwaller de Lubicz, Camille Flammarion, Pierre Dujol o Jules Violle. Secondo alcuni a scrivere sotto lo pseudonimo di Fulcanelli sarebbe stato colui che si è sempre dichiarato suo discepolo, Eugène Canseliet.
- Fulcanelli, Le Dimore Filosofali, Mediterranee, Roma 1983..
- Cit. in Spartakus FreeMann e Soror D. S., Il Bafometto, Arkeios, Roma 2019, pag. 169.
- Howard Stanton Levey, Chicago, 1930 – San Francisco, 1997.
- Avon, 1969, trad. it. Anton Szandor LaVey, La Bibbia di Satana, Arcana, Milano 2007.
- Anton Szandor LaVey, La Bibbia di Satana, Arcana, Milano 2007.
- Maddox Blackstone, Il Satanismo, il richiamo delle tenebre, Indipendenty Publisher, 2024.
- Alphonse Louis Constant, noto anche con lo pseudonimo di Éliphas Lévi, Parigi, 1810 – Ivi, 1875
- Cfr. Carlo Ginsburg, Storia Notturna, una decifrazione del sabba, Einaudi, Torino 1998.
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